Archivio mensile:novembre 2015

Taxi giallo.

Per quasi dieci anni mi sono dedicato a collaborare per i quotidiani, soprattutto locali. Il mio interesse, fin dall’inizio, ho cercato di dedicarlo alle realtà un po’ sommerse, di cui nessuno si occupava anche se erano reali e – con un po’ di attenzione – potevano essere toccate con mano. Però mi sono ritrovato in una realtà come quella in cui vivo, dove si tende spesso a minimizzare o a drammatizzare qualsiasi cosa, contando (diciamo così), su una conoscenza dei fatti e delle situazioni molto frammentaria e su uno spirito di osservazione alle volte quali inesistente. In questa città, Catanzaro, ogni cittadino “medio” vede ciò che vuol vedere e la percezione del reale, in molti casi, se vogliamo attribuire una percentuale, oscilla tra il venti e il trenta per cento. Il tutto ad essere buoni, perché in determinati casi si può anche esagerare. Per chi si dedica a scrivere sui giornali, è per paradosso una situazione ideale. Eh sì, perché c’è campo libero e si possono vedere i fatti in prima persona, “rischiando” con gioia di passare per visionari nei confronti dei “miopi” di cui si è appena parlato a sazietà.
Nel 2005, quindi, decisi di occuparmi di una categoria semisconosciuta a Catanzaro, almeno per il cittadino “medio” poc’anzi accennato: quella dei tassisti. Il concittadino “standard”, che nella stragrande maggioranza dei casi non ha mai preso un taxi nella sua città, minimizzava dicendo che erano “due o tre”. Invece, e parlo sempre del 2005, c’erano ben 24 licenze attive, sparse lungo tutto il perimetro dei quartieri cittadini. Oggi ce ne saranno di meno, ma i tassisti il loro lavoro lo fanno. E in una realtà dove la concezione di “mezzo pubblico” da utilizzare è quasi sconosciuta, e non solo di quello più costoso come può essere il taxi, lavorare col tassì è non solo un’impresa ma anche un onore.
Ed è a quest’onore che decisi di dedicarmi, facendo innanzitutto un giro nei due parcheggi esistenti nel centro cittadino, in piazza Prefettura e piazza Matteotti. Ed ebbi modo di accorgermi di ciò che avevo sempre sospettato, prendendo il tassì in tante parti d’Italia e all’Estero: i tassisti sono inclini alla chiacchiera se sei un loro cliente, soprattutto quando si tocca un argomento a loro gradito (dopo il traffico, l’altro preferito è la politica, e poi se capita il calcio), ma non amano molto quelli che si impicciano del loro lavoro. Sono un po’ ombrosi, per dirla breve. E un po’ di rischio c’è, nel senso che soprattutto i giornalisti non sono graditi e fanno il possibile per allontanarli in partenza, anche in maniera piuttosto brusca. Ma in compenso, quando trovano qualcuno che parla bene di loro, sanno apprezzare, come poche categorie. E infatti, dopo tanti articoli positivi, capitò di avere un piccolo sconto sulla corsa o di trovare il tassista che fino a poco tempo prima sembrava il più scorbutico di tutti e invece, con grande sorpresa, ferma il taxi in piena serata col cliente dentro, per salutare. Solitari, individualisti (dalle nostre parti le cooperative non hanno mai attecchito, sia per il giro d’affari che per le “frizioni” interne), ma a loro modo anche simpatici.
Oggi, un giovane consigliere comunale ha avuto l’idea di mettere a bando le licenze inattive e vedere se è possibile assegnarle. Non si hanno al momento notizie sugli sviluppi dell’iniziativa, che siano positivi o negativi, ma è lo stesso una buona idea.
Va da sé, tuttavia, che per un amante dei taxi, l’unico e vero è sempre quello giallo, che mi riporta all’infanzia, quando lo vedevo in giro, invece del bianco asettico di oggi. E mi viene in mente lo sconosciuto (almeno per me) che, unico in città, possedeva (o possiede ancora, non lo so) un taxi inglese nero, originale. La domenica pomeriggio, ora stadio, capitava di vederlo sul viadotto Kennedy. Forse il padrone era lo stesso che poche centinaia di metri prima, in via Acri, aveva una gigantesca Union Jack, la celebre bandiera del Regno Unito, sulla parete interna del garage? Non è dato saperlo, ma comunque sono sempre ricordi, flashback suggestivi.
I tassisti hanno ispirato poi tante cose, non ultimo il cinema. Abbiamo esempi di tutti i tipi, con per primo Travis Bickle, interpretato da Robert De Niro quarant’anni fa in Taxi Driver, il reduce dal Vietnam che facendo il suo mestiere in una giungla malfamata newyorkese, quando decide a modo suo di riscattarsi lo fa con la stessa violenza che ha vissuto in guerra e nel degrado delle strade.
In Italia, su un versante più simpatico, abbiamo il Tassinaro con Alberto Sordi, paternalista , irriverente, smemorato o ruffiano secondo i casi, che carica in vettura, fra gli altri, Giulio Andreotti o Federico Fellini.
Ma un film sui tassisti da vedere assolutamente è “Taxisti di notte”, di Jim Jarmusch, anno 1991. Ogni tanto lo facevano in seconda serata, ma sono almeno vent’anni che non lo passano più neanche in televisione. Al cinema, poi, meglio non parlarne. Ma se lo trovate vedetelo, perché è un piccolo capolavoro. Il film è composto da cinque episodi, ambientati sui taxi notturni di altrettante grandi del mondo: Los Angeles, New York, Parigi, Roma ed Helsinki. A Los Angeles la tassista è Winona Ryder, a Roma è Roberto Benigni, con le conseguenze comiche del caso. Nessun filo conduttore fra i cinque episodi, ma nell’impianto narrativo sicuramente. Sollecitati in veri modi dai clienti, i tassisti diventano le “star” del racconto, raccontando le loro vicende personali di vario tipo. Ma in un caso (Parigi) è la passeggera che prende in contropiede il tassista troppo convinto, con una vicenda umana che non ammette repliche. Se vi siete appassionati al discorso dei taxi, questo è il film per voi: capirete parecchie cose, e vi tornerà in mente quando sarete in fila ad aspettare il taxi fuori da una grande stazione ferroviaria o da un aeroporto.
AURELIO FULCINITI

Yellow Taxi.

For almost ten years I have dedicated myself to work for newspapers, especially local. My interest, from the beginning, I tried to dedicate it to reality a bit ‘submerged, of which no one took even if they were real and – with a little’ attention – they could be touched with the hand. But I found myself in a situation like that where I live, where you often tends to minimize or to dramatize anything, counting (so to speak), on a knowledge of facts and situations very fragmented and on a spirit of observation which sometimes nonexistent . In this city, Catanzaro, each “average” citizen sees what he wants to see and the perception of reality, in many cases, if you want to give a percentage, ranging between twenty and thirty percent. Everything to be good, because in some cases you can even exaggerate. For those who dedicate themselves to write in the newspapers, it is paradoxically an ideal situation. Oh yes, because there is a free field and you can see the facts first, “risk” with joy to go to visionaries against “short-sighted” of which you just spoke to satiety. In 2005, therefore, I decided to take care of a little-known category in Catanzaro, at least for the “average” citizen mentioned earlier: that of taxi drivers. The fellow citizen “standard”, which in most cases never took a taxi to his city, saying they were minimized “two or three”. Instead, and I always speak of 2005, there were over 24 active licenses, scattered along the perimeter of the city districts. Today there will be less, but the drivers do their job. And in a world where the concept of “public transport” to be used is almost unheard of, and not just the most expensive as it can be a taxi to work with the taxi it is not only a business but also an honor. And it is this honor that I decided to dedicate myself, doing a first round in the two existing car parks in the city center, in the square and Piazza Matteotti Prefecture. And I was able to realize what I had always suspected, taking the taxi in many parts of Italy and abroad: the taxi drivers are prone to talk if you’re one of their clients, especially when touching a topic they liked (after the traffic, the other favorite is the policy, and then if it happens football), but do not really like those that intrude in their work. Are a bit ‘shady, to put it short. And a little ‘risk is there, especially in the sense that journalists are not welcome and do their best to remove them from the start, even rather abruptly. But on the other hand, when they find someone who speaks well of them, appreciate, as few categories. In fact, after so many positive articles, happened to have a small discount on the race or to find the taxi driver who until recently seemed the most ill-tempered first of all and, instead, to the surprise, the taxi stop in the middle of the evening with the customer inside, to greet. Loners, individualists (in our country unions have never taken root, both for turnover and for the “clutches” inside), but in their own way too nice. Today, a young councilor had the idea to put a ban inactive licenses and see if you can give it. There is no immediate reports on the developments of the initiative, that they are positive or negative, but it is the same a good idea. It goes without saying, however, that for a lover of the taxi, the only and true is always the yellow one, which brings me back to childhood, when I saw him around, instead of white aseptic today. And I can think of the unknown (to me) that is unique in town, owned (or still has, I do not know) a taxi black English, original. On Sunday afternoon, the stadium now, happened to see him on the viaduct Kennedy. Maybe the owner was the same as a few hundred meters before, in Acri avenue, had a giant Union Jack, the famous flag of the United Kingdom, on the inner wall of the garage? It is unknown, but they are always memories, flashbacks evocative. Taxi drivers have inspired so many more things, not least the film. We have examples of all kinds, with first Travis Bickle, played by Robert De Niro in Taxi Driver forty years ago, the Vietnam veteran who doing his job in a jungle infamous New York, when he decides to redeem himself in his own way he does with the same violence that has lived in war and in the deterioration of the roads. In Italy, on a more sympathetic side, we have the taxi driver with Alberto Sordi, patronizing, disrespectful, forgetful or pimp as appropriate, which loads in the car, among others, Giulio Andreotti and Federico Fellini. But a film about the taxi drivers must-see is “Taxisti at night,” Jim Jarmusch, 1991. Each time they did in the late evening, but they are at least twenty years that not even spend more on television. A movie theater, then, better not to talk. But if you find you see before, because it is a small masterpiece. The film consists of five episodes, set on the taxi night as many of the great world: Los Angeles, New York, Paris, Rome and Helsinki. In Los Angeles, the taxi driver is Winona Ryder, in Rome is Roberto Benigni, with comic consequences of the case. No common thread among the five episodes, but definitely in the plant narrative. Prompted in real ways by customers, taxi drivers become the “star” of the story, telling their personal stories of various kinds. But in one case (Paris) is the passenger who takes off guard the taxi driver convinced too, with a human story that does not allow replies. If you are passionate speech to the taxi, this is the movie for you: you will understand many things, and you will return to your mind when you are standing in line to taxi out to a big train station or an airport.
AURELIO FULCINITI

Annunci