La linea del calcio d’angolo.

C’è la linea della vita e la linea della fortuna, ma c’è anche quella del calcio d’angolo. Non è solcata sul dorso della mano, ma per un calciatore in particolare è più importante. Confina con la linea di fondo, e perciò lo ha reso e continua a renderlo celebre. E son passati ben 36 anni, mica pochi. Ogni tanto si riparla di lui, e puntualmente è accaduto anche questa settimana, quando Alejandro “Papu” Gomez, dell’Atalanta, ha segnato calciando direttamente dalla bandierina, in casa contro il Carpi.

Davanti a una tale prodezza, rara ma non nuova nel mondo del calcio, si sono scatenati i paragoni e i confronti con gli altri “cesellatori” dalla bandierina. Diego Armando Maradona, Roberto Baggio, Juan Sebastian Veron, Ronaldinho, “El chino” Recoba, Roberto Carlos, David Beckham e altri campioni si sono mostrati nei filmati e sono tornati alla mente con le loro traiettorie imprendibili, fatte di effetti arrotati, finte micidiali e palloni che arrivano dove meno te li aspetti.

Accanto a questi campioni, abbiamo visto un ‘O Rey che per non paragonarsi a Pelè si definiva “dei poveri”. Massimè, o anche “Pedi i pupa”, o se volete “Piedino di Fata”. Non a caso le sue scarpe le produceva, su misura, una celebre azienda, la “Pantofola d’oro”, e scusate se è poco. Anche nella marca delle scarpe c’è un destino, alle volte, soprattutto se si tratta di un calciatore. “Pari ‘na molla”, gli dicevano. E quando all’età di 33 anni, nel 1986, tornò a giocare a Catanzaro in terza serie, segnando subito dopo cinque anni di assenza dai colori giallorossi, il commento fu fulmineo: “A molla ‘on s’arruzzau”. E non si era arrugginita davvero.

Di Massimo Palanca – è di lui che stiamo parlando, per chi non lo sapesse – tutti i siti, le televisioni e i quotidiani più e meno importanti hanno mostrato il gol che sbloccò il risultato all’Olimpico, dopo pochi minuti, in Roma-Catanzaro 1-3. Era il 4 marzo 1979, quando uscì fuori un gol da calcio d’angolo che aveva qualcosa in più rispetto agli altri che abbiamo visto in questi giorni. Mentre il grande Maradona segnò con “l’aiuto” del portiere, ma Roberto Carlos addirittura d’esterno, Palanca non è da meno rispetto a tutti gli altri. Non cerca traiettorie raffinate o liftate, ma calcia verso il primo palo, dritto per dritto. Una linea perfetta. La linea del calcio d’angolo, insomma. Incide con lo stacco fintato di Claudio Ranieri (numero 2) che disorienta il baffuto portiere romanista di allora, Paolo Conti, ma con una linea precisa, chirurgica, senza alcun tocco. E nella foto, forse leggermente sfocata perché molto “vintage”, la prodezza si nota tutta. Anche all’andata, Catanzaro-Roma 1-0, Palanca segnò da calcio d’angolo, ma su alcuni almanacchi risulta come autorete del difensore Francesco Rocca, che tentò di sfiorarla coi radi capelli per respingerla. Impresa vana, ma si parlò di fortuna grazie al vento di Catanzaro. Però al ritorno ‘O Rey rese la pariglia, entrando nel cuore degli appassionati e dei veri esperti di calcio di tutta Italia, per non uscirvi mai più.

Chi ama il calcio, non può non ammirare Palanca. E così è stato anche per i tifosi giallorossi di Calabria. Anzi, da un certo punto di vista tanta ammirazione si è rivelata controproducente negli anni. Eh sì, perché aver visto in campo tale mito ha caricato aspettative superiori alla media su chiunque vesta la maglia giallorossa. Da queste parti, se non hai almeno la metà della tecnica, del carisma e dell’impegno di Palanca sei automaticamente un brocco. Il tutto con le conseguenze del caso sulla psiche dei calciatori, i quali – come è noto – son tipi volubili. Ma sono anche normali incerti del mestiere, dovuti all’impatto troppo forte di una “piazza” con la poesia del calcio, che confina con la linea del calcio d’angolo.

AURELIO FULCINITI

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