Archivio mensile:ottobre 2018

Fedhan Omar, l’Eclettismo frattale.

Quanti ricordi in un unico articolo, pubblicato ben tredici anni fa su “Il Domani”, il 12 aprile 2005, e che oggi ripropongo con ammirazione a pochi mesi dalla scomparsa del Professor Fedhan Omar, che ebbi modo di conoscere proprio in quell’occasione e dal quale rimasi colpito, non per la personalità artistica, ma anche per le doti umane. E un altro ricordo indelebile è rappresentato dalla Galleria “Mattia Preti” ospitata nel non più esistente “Circolo Unione”, uniche oasi culturali in una città dove non c’era il fermento culturale e i “contenitori” e le mostre di questi ultimi anni. E proprio per questo si utilizzava ogni piccola occasione per apprendere. Oggi la città di Catanzaro sta iniziando a esplorare gli orizzonti dell’arte e a conoscere la propria Storia, dopo molti anni di sonnolenza, e a parte il dispiacere per la recente scomparsa, il momento è utile per ricordare la memoria e il presente artistico delle sue opere (ed anche il futuro) che ha lasciato Fedhan Omar. A differenza di altri, la sua fu davvero una personalità artistica compiuta, perché non si era mai fermato nell’esplorazione del concetto e del pensiero e alla fine di un lungo percorso personale era giunto a un “unicum”, un traguardo tecnico e di pensiero che si tradusse nell’Eclettismo frattale. E lì era Lui, andava oltre la semplice riproducibilità e la normale ispirazione. Si era trasformato, pur restando lui stesso. Altri ne avrebbero fatto una “summa” al di là dei propri meriti – che però nel suo caso sono sempre stati indiscutibili – ma egli preferì non rinunciare alla sua umiltà, facendo prevalere il carattere sull’artista, contro ogni tendenza dell’arte di tutti i secoli, ma soprattutto contro il narcisismo dell’Arte contemporanea. E anche per questo è giusto ricordarlo con generosità, a partire da quell’articolo di tanti anni fa, che si va di seguito a riproporre.
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“La mostra “Eclettismo frattale” di Fedhan Omar, è stata inaugurata alla Galleria d’Arte “Mattia Preti”. Nato a Mascita Assan, nel nord del Libano, Fedhan Omar è giunto in Italia nel 1956 per frequentare l’Accademia di Belle Arti di Roma. Allievo di Franco Gentilini e amico di artisti come Mino Maccari e Mario Schifano, dopo un periodo a Milano si è trasferito a Catanzaro, dove ha insegnato per anni al Liceo artistico. Una scelta non casuale, visto che egli considera la Calabria “una terra che stimola il mio spirito interiore”. Di questa regione, Fedhan Omar ha conosciuto uno dei suoi figli artistici più importanti: Mimmo Rotella. Al profeta del dècollage lo lega una lunga amicizia e anche il modo di intendere l’arte. Fedhan Omar nasce come artista figurativo, dotato anche di una certa spiritualità. La religione è uno dei temi che più lo coinvolgono. Al punto da fargli abbracciare la fede cattolica. A un certo momento, l’artista libanese ha deciso di cambiare rotta: dall’astrattismo è passato al figurativo. Ma non senza regole. Ricercando una base solida ds cui partire, l’ha trovata inizialmente nell’Action Painting (pittura d’azione), la corrente artistica fondata dal critico Harold Rosenberg. Da lì, dopo anni di studio, è nata in lui una nuova forma di eclettismo, quello “frattale”, con il quale Fedhan Omar intende “salvare il passato, il presente e il futuro dell’arte, sperando che possa divenire il quadro teorico d’ogni trasformazione successiva”. Questo tipo di arte vuole rompere con ogni costrizione. In essa compaiono, rielaborate, varie forme di espressione artistica. Si hanno, ad esempio, molte elaborazioni di uno stile che ha visto nello statunitense Jackson Pollock il suo più grande esecutore. Nelle gocce di colore fatte scivolare sulla tela direttamente dal tubetto, si intravede una voglia di ricerca espressiva che travalica i confini dell’arte. Fedhan Omar segue la scia, aggiungendo un contributo di solarità in più. Anche le pennellate indistinte sulla tela, si sostituiscono man mano alla realtà della figura, dando all’osservatore un effetto concreto dagli sviluppi totalmente imprevedibili. Per non parlare del collage, in cui l’artista eccelle riuscendo a dare in ogni suo frammento una capacità di sintesi immediata, senza rinunciare a nessun elemento dell’insieme espressivo. Una capacità strana, in un artista apprezzato anche dal grande Renato Guttuso. “La rievocazione della favolistica – gli scrisse il pittore – rivive nelle tue figure di donna che partecipano così, dal presente e dal leggendario passato dei popoli arabi”. Una lode, da parte di uno dei più strenui avversari dell’astrattismo. “Perché mai, nel rispetto delle nozioni di comunicabilità, di espressività, di riconoscibilità delle cose rappresentate, di umanità, nel senso di rispetto di ciò che è l’uomo, possono essere considerate costrizioni?”: questo si chiedeva Guttuso nel 1984, in un articolo intitolato “Quel grande falso chiamato arte moderna”. Lì parlava della troppo facile riproducibilità di quest’arte. Fedhan Omar non ha tradito Guttuso. E neanche sè stesso. Diciamo piuttosto che ha aggirato l’ostacolo, cercando e trovando nell’astrattismo una prospettiva diversa, dotata di maggiore personalità reale. D’altronde, è lui stesso ad ammetterlo: “L’universo, giorno dopo giorno, sta diventando più grande, aperto a nuove trasformazioni. Quest’apertura ha dato a me e ad altri colleghi una visione più ampia del concetto di prospettiva”. La mostra, aperta fino al 25 aprile, è solo una parte di un itinerario più ampio. “Questi quadri – spiega Amer, figlio di Fedhan Omar e curatore dell’esposizione – sono appena stati esposti in una galleria di Park Avenue, a New York”. L’evento si tiene in contemporanea con altre due esposizioni dell’artista a Milano e a Sharjah negli Emirati Arabi, nell’ambito del progetto “Occidente-Oriente”. Ci sarà poi una mostra completa al San Giovanni, con la presenza del critico Achille Bonito Oliva”.

AURELIO FULCINITI

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