Archivio mensile:dicembre 2016

Pino Michienzi, il calabrese errante del palcoscenico.

Di attori in Calabria ce ne sono stati molti. Se non celebri, perlomeno importanti. Ma, in tanti, hanno avuto una genesi comune che è stata poi alla base del prosieguo della loro carriera: emersi nella terra natia, hanno poi evoluto i loro orizzonti professionali al di fuori, mantenendo le loro radici umane e d’animo, ma tenendole rigorosamente da parte quand’anche avessero potuto far parte del loro lavoro. Non hanno dimenticato la Calabria, non se ne sono vergognati, ma l’hanno semplicemente messa in disparte, come un qualcosa da custodire e da nascondere al tempo stesso.

C’è stato però un attore calabrese, nato a Catanzaro il 2 gennaio 1953 e scomparso improvvisamente per un improvviso malore – guarda caso, proprio mentre rientrava a casa dopo un suo spettacolo – il 6 febbraio 2011 e non più dimenticato, che partendo dalla Calabria acquisì sui palcoscenici di tutta Italia – e con i migliori attori e registi italiani del suo tempo – una preparazione professionale e una sensibilità culturale che ne accrebbero la completezza. Di Pino Michienzi si può dire, a cinque anni e mezzo dall’improvvisa scomparsa, che è stato un po’ il Moliere calabrese. Paragone impegnativo, ma non del tutto campato in aria perché calza a pennello con un attore a tutto tondo che nella vita di tutti i giorni viveva come sul palcoscenico. Imponente nella figura e nella recitazione. Simpatico nella vita quanto severo sul palcoscenico, offrì pienezza e qualità recitative e seppe sempre reinventarsi.

Formatosi in Calabria e precisamente a Catanzaro, la sua città, non ci mise molto a farsi notare e a spiccare il volo. Considerava il grande attore e regista teatrale Renzo Giovanpietro come il suo maestro di scena, ma lavorò con attori e registi famosi come Giancarlo Sbragia, Enrico Maria Salerno, Glauco Mauri, Maurizio Scaparro, Luca Ronconi, Antonio Calenda e Mariano Rigillo. Fu diretto persino da Roman Polanski in “Amadeus”, l’opera teatrale di Peter Shaffer, da cui fu tratto anche l’omonimo film di Milos Forman del 1984 sulla vita di Mozart, con Tom Hulce (Wolfgang Amadeus Mozart) e F. Murray Abraham (Antonio Salieri) che vinse ben otto Oscar su undici nomination, fra cui quelli per Forman e Murray Abraham. Ma oltre ad aver lavorato con grandi attori e registi, Michienzi riuscì a valorizzare con la sua personalità attori portati sul comico ma con doti drammaturgiche e capacità di improvvisazione non proprio eccellenti. È il caso, ad esempio, di Pippo Franco, che recitò con Michienzi negli spettacoli teatrali “Tutto in un momento” e “Il marchese del Grillo”.

Ma Pino Michienzi fu capace di passare con grande versatilità da Roman Polanski a Ferruccio Fregola, ‘u parretteri, il barbiere-poeta che ha incarnato più di altri la tradizione orale e la spontaneità dello stornello vernacolare catanzarese. Nelle serate fuori dal teatro, Pino Michienzi era il maestro della convivialità. I suoi improvvisati recital per gli amici erano spettacoli irripetibili perché sempre diversi, in cui lui riusciva a catturare i presenti con la stessa capacità di attrarre l’attenzione e la persuasione che metteva in atto dal palcoscenico verso la platea. In quei momenti, più che in altri, emergeva la sua migliore dote umana, oltre che professionale: la generosità. E fra gli autori che amava declamare c’erano anche altri maestri della poesia vernacolare come Giovanni Sinatora, Benito Castagna e Achille Curcio. Tutti maestri che hanno fatto del dialetto una vera Lingua e nei cui versi Michienzi si calava e riconosceva alla perfezione. Ed erano versi che solo lui poteva recitare con l’intensità innata che aveva dentro, anche in italiano. Resta nella memoria un noto programma Rai in cui Pippo Franco tentò di improvvisare e rendere in italiano una versione di ‘A scola è na virgogna, di Achille Curcio, con esiti molto deludenti. Gli mancavano la sensibilità e la forza dell’amico Pino Michienzi.

In casa di Pino Michienzi, per chi ha avuto l’occasione di conoscerlo fra “le sue mura”, c’erano molte locandine degli spettacoli, importanti e non, in cui aveva recitato. Ma, nel particolare, spiccava la locandina di uno spettacolo tratto da una commedia di Georges Feydeau con Renzo Montagnani protagonista, con una significativa dedica del grande attore toscano, più noto per i “b-movie” e per la parte del Necchi nei due seguiti di “Amici Miei”, ma noto anche per essere stato uno degli attori più versatili del teatro italiano. La frase che accompagnava la dedica fu molto significativa: “Ricordati che non bisogna mai smettere di cominciare”.

Pino Michienzi fece tesoro di quelle parole, perché tornò in Calabria e si dedicò a una serie di spettacoli e recital che lo riportarono completamente alle origini, con uno sguardo a tutto tondo sulla cultura e la letteratura calabrese, portate in scena con le consuete doti di maestria e personalità. Nel 1986, con la moglie (e bravissima attrice) Anna Maria De Luca, fondò il Teatro del Carro, una fucina che generò spettacoli epici, ponendosi come punto di riferimento il meglio della letteratura calabrese, con una riscoperta doverosa per Franco Costabile, Lorenzo Calogero, Leonida Repaci e Corrado Alvaro, fra gli altri. ‘U Vizzarru, scritto con Sharo Gambino, è stato uno spettacolo eccellente, dalle mille repliche, che meriterebbe di essere portato di nuovo in scena, anche se non avrebbe la presenza scenica, il pathos e la forza recitativa di Pino Michienzi. Di lui si può riportare la frase che Vittorio Gassman volle come epitaffio: “Non fu mai impallato”. Quando recitava da protagonista, nessuno poté coprirlo, tanta era la sua vigorosa personalità. Ma Pino Michienzi, come già sottolineato era anche un generoso: tutti quelli che hanno recitato con lui, soprattutto i giovani, anche per una piccola parte, lo ricordano ancora con molto affetto e senz’altro possono dire di aver imparato qualcosa da lui.

Pino Michienzi era anche uno di quegli attori che non si sottraevano alle difficoltà e si adattavano a qualsiasi situazione, sempre con la consueta professionalità. Agli amici, a questo proposito, amava raccontare fra gli altri un episodio che gli accadde mentre girava la “fiction” “Disperatamente Giulia”, andata in onda su Canale 5 alla fine degli anni Ottanta. Recitando in italiano insieme all’attore kosovaro Bekim Fehmiu (più noto agli spettatori televisivi avanti negli anni per la parte di Ulisse in una “Odissea” televisiva del 1968 con Irene Papas in veste di Penelope) che invece recitava in inglese, Michienzi raccontava di non riuscire mai ad inserirsi nelle “pause” a tempo, fra le risate di Enrico Maria Salerno. A parte l’imprevisto, anche quella parte fu un grande successo personale per Michienzi.

Oggi il Teatro del Carro vive ancora per merito, fra gli altri, della moglie Anna Maria De Luca e del figlio Luca. Ma la figura di Pino Michienzi, il cavaliere errante del palcoscenico, rimane sempre indelebile.

AURELIO FULCINITI