Archivio mensile:settembre 2016

Il Barocco del Professore.

O lo si stima, o lo si detesta. Il professore Vittorio Sgarbi da Ferrara, colui che è riuscito a rendere l’arte e soprattutto la critica d’arte dei fenomeni mediatici di largo pubblico da quasi trent’anni, non ha mai conosciuto mezze misure. Grande provocatore – sicuramente il più incisivo in Italia e non solo, vista la notorietà anche internazionale – ha sempre suscitato reazioni fra ammirazione ed odio. La sua vis polemica fuori dai denti e le sue posizioni politiche, lo hanno reso spesso inviso a quelli che erano in disaccordo con lui e, non di rado, anche a coloro che ci si trovavano d’accordo.

Sgarbi si può dire che è l’incarnazione del “tutto e contrario di tutto”. È tuttora ospite praticamente in tutta Italia, e da ogni parte riesce a portare acqua al mulino di chi lo ospita. Le sue provocazioni, anche estreme, suscitano critiche furibonde, ma – a notare bene – più che di intenzioni malevole si tratta spesso di affermazioni che hanno come “humus” autentico un fervido stimolo intellettuale.

Sgarbi è uno che vuole far discutere, e in questo ci riesce benissimo. E se c’è da attizzare discussioni da carboni ardenti nell’Italia dei mille campanili, mettendo una regione contro l’altra o una città contro l’altra, non si tira mai indietro. E nessuno come lui è riuscito, nell’ambiente di solito paludato dei critici d’arte, a reclamizzare e “vendere” la sua immagine con immutato successo.

La gamma delle sue provocazioni è infinita e coinvolge – o meglio, travolge – vari campi, ma quando veste i panni del critico d’arte le sue intuizioni sono sempre puntuali e veritiere. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto spesso in Calabria e sabato 24 settembre, ha dato una definizione quanto mai veritiera – perché è quello che in tanti abbiamo sempre pensato – di un personaggio e un artista che per noi non ha bisogno di presentazioni: Mastro Saverio Rotundo, per tutti “U Ciaciu”. La definizione di Sgarbi sul nostro artista non si è fatta attendere: “Lui è la cosa più fantasiosa di tutta la Calabria, che tra l’altro è una regione piena di meraviglie. Lui è l’ultima delle meraviglie. Il barocco che non c’è stato in Calabria lo ha inventato lui, sia pure in ritardo. È un post-barocco, invece del post-moderno, nella crescita continua di una fantasia che non si limita, che deborda e che si muove ovunque. Abbiamo qui di fronte una facciata classicheggiante di età barocca e un barocco improvviso che scoppia, mentre tutti dormono. E alla fine, si svegliano la mattina e trovano Saverio che gli ha dato il barocco che non hanno avuto”.

Da oltre novant’anni di vita, sempre coerente e sempre Artista. E la foto di Sgarbi e Saverio, in quel ventre della balena che è il laboratorio del nostro artista sotto il portoncino di Piazza Garibaldi, in un groviglio zeppo di oggetti e rottami fra i più disparati, ci riporta quella vecchia, grande insegna ottocentesca in ferro che troneggiava, trent’anni fa, nell’ingresso del suo primo laboratorio in via Poerio, un po’ più sotto quello attuale. Un’insegna su cui spiccava una scritta che ormai è quasi un brand, un marchio degno di copyright: “Galleria d’arte dell’abbandono”. E oggi lui è ancora lì, sempre pronto a stupire di nuovo.

Aurelio Fulciniti

(foto di Oriana Tavano)

Quando i giallorossi andavano al cinema. Da Alberto Sordi a Buster Keaton.

“In almeno quattro occasioni il Catanzaro è stato citato in un film. Non sono molte le citazioni importanti, ma rispetto alle altre squadre calabresi – Reggina e Cosenza, ad esempio, sono state snobbate dagli sceneggiatori – è un risultato di cui vantarsi. Una di queste citazioni, poi, è addirittura fondamentale per la trama del film, ed è ricordata spesso da tutti i più accaniti tifosi giallorossi. Le citazioni sono tutte in film comici e della commedia all’italiana, ma con un’eccezione hollywoodiana, che quasi nessun tifoso ricorda più.

Ma raccontiamoli questi “passaggi” del Catanzaro al cinema. Il film che tutti ricordano è “Io so che tu sai che io so”, del 1982, con il grande Alberto Sordi e Monica Vitti. Il protagonista della pellicola – diretta dallo stesso Sordi – è il funzionario di banca Fabio Bonetti, uomo distratto che trascura moglie e figlia preferendo a loro gli hobby e le partite di calcio in tv. La sua vita familiare sembra apparentemente normale, ma l’inaspettato suicidio dell’influente vicino di casa – un noto economista – e le indagini di un investigatore sbadato apriranno gli occhi all’ignaro Bonetti, che scoprirà aspetti della sua vita familiare che mai avrebbe potuto immaginare…

La partita citata è Catanzaro-Roma, giocata mercoledì 13 gennaio 1982. E’ una partita rimasta nella leggenda, al di là del risultato di 1-1. Si trattava infatti del recupero dell’incontro che avrebbe dovuto disputarsi il 13 dicembre 1981 ma venne sospeso, per il forte vento, al 38’ del primo tempo. Nel recupero, al 18’ Bivi, dopo una combinazione con Braglia, entra in area e con un diagonale batte Tancredi. Nella ripresa, all’ottavo, Sebino Nela segna il suo primo gol in serie A, deviando al volo un cross su punizione di Falcao. Da notare l’esultanza sfrenata di Sordi, seppur comodamente sdraiato in poltrona.

La seconda citazione risale a più di quindici anni prima, e cioè al 1965, nel film di Luigi Scattini “Due marines e un generale”. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia sono due marines di origine italiana che si trovano a condividere il fronte italiano della Seconda guerra mondiale con un anziano generale tedesco, interpretato dall’immenso Buster Keaton. In una scena del film, il trio deve passare un “posto di blocco” degli americani, i quali, per accertarsi della nazionalità dei “compagni” fanno alcune domande. Quando gli chiedono chi abbia vinto “il campionato di baseball dell’anno scorso”, Franco, non sapendolo, risponde ad occhio: “Il Catanzaro!”. Ovviamente non gli credono.

“Due marines e un generale” è il terzultimo film di Buster Keaton, che morirà infatti l’1 febbraio 1966 e fu un mito del cinema americano ai tempi del muto, grande comico che basò la sua arte non sulla parola, bensì sul volto impassibile, che non faceva mai una piega neppure nelle situazioni più incredibili. Con il sonoro arrivò il suo declino ed è proprio nel film di Franco e Ciccio dice la prima e unica battuta della sua carriera cinematografica, “thank you”, “grazie”, quando nella scena finale risponde ai due che lo ringraziano per essere stato “il nemico più simpatico che abbiamo mai conosciuto”.

Altre due citazioni, molto note fra i tifosi, sono quelle dei film “Zucchero, miele e peperoncino” e “Al bar dello sport”, rispettivamente del 1980 e del 1983. Comune a tutti e due gli episodi è una schedina vincente del Totocalcio. Nel terzo episodio di “Zucchero, miele e peperoncino” lo sfigatissimo tassista Plinio Carlozzi, interpretato da Renato Pozzetto, crede di aver vinto. “Pensi che ho azzeccato anche il pareggio dell’Inter col Catanzaro!”, urla soddisfatto a un edicolante. Ma nella schedina, quella compilata a mano, dove per attaccare il bollino della giocata bisognava “pigiare col pollice” – come dice il Necchi in “Amici miei” – Pozzetto scopre che i risultati della “figlia”, la “sua” schedina, sono diversi da quelli della “matrice” che va al Totocalcio. E giustamente dà la colpa “a quella figlia di buona donna della matrice”, anche se ha sbagliato lui.

In “Al bar dello sport”, di Francesco Massaro, ambientato a Torino, Lino Banfi e i suoi amici sono impegnati a compilare la schedina vincente nel bar gestito dal milanese detto “il moviolone” (interpretato dal compianto comico legnanese Armando Russo, più noto come “Tognella”). Al momento di decidere il risultato di Arezzo-Catanzaro, Sergio Vastano – che diventerà poi noto proprio per la sua macchietta del calabrese a “Drive in” – opta per il 2, in quanto “il Catanzaro tiene un bel modulo”, e viene preso in giro dai compagni. Ma fa un po’ di confusione, urlando “Forza lupacchiotti della Sila!”. Considerata la rivalità tra Catanzaro e Cosenza, gli va pure bene… Alla fine Lino Banfi con la sua schedina fa 13, grazie all’amico Jerry Calà, che gli consiglia l’impossibile “2” di Juventus-Catania, che poi si rivelerà vincente, mentre gli amici resteranno a bocca asciutta. Per la cronaca, Juventus-Catania nel campionato 1983/84 finirà invece 2-0 per i bianconeri, mentre Arezzo-Catanzaro, in serie B, terminerà 1-1”.

AURELIO FULCINITI

(Articolo comparso per la prima volta su “Calabria Ora” nell’ottobre 2009).