Archivio mensile:luglio 2018

Dario Argento, il Brivido.

Avviso ai naviganti (via internet, è ovvio): questo articolo è vietato ai minori di diciotto anni. O di quattordici? Ma per la verità neanche a loro, dal momento che agli adolescenti del 2013 l’horror fa il solletico e lo splatter dà ormai quasi l’idea di un film comico. Ma noi ci rivolgiamo alle generazioni che quando andavano a vedere certi film volevano avere paura. E non restavano mai delusi, altroché! Fra i registi italiani dell’horror e del thrilling uno che non ha mai deluso è stato Dario Argento e il caso vuole che proprio lui in persona avrà l’onore di aprire la stagione del Politeama. Perché “il caso vuole”? Sì, perché nel 1977 “Suspiria”, uno tra più famosi film di Argento, fu proiettato al cinema-teatro Politeama, che si trovava giusto dove oggi sorge il nuovo teatro Politeama. E a chi scrive viene sempre in mente il l’aneddoto di quell’amico, oggi molto più anziano, che andò a vedere il film e trovò un posto in seconda fila, di lato, in posizione più che favorevole. A metà del primo tempo, si ritrova seduto cinque file più indietro. A metà del secondo tempo è alla penultima fila. Alla fine del film era uscito dal cinema. Il tutto, per la paura. Sarà vero o no? Non è possibile appurarlo, per ragioni anagrafiche, ma l’aneddoto riflette in piano la sensazione che suscitava un film di Dario Argento dei bei tempi. Da notare che “Suspiria”, ambientato in una scuola di danza classica tedesca, è un film che sin dalla scena iniziale (l’incontro fra Susy e Pat, la prima vittima) farebbe scappare una statua di marmo a gambe levate. Figuratevi il resto. E che dire poi dei grande capolavoro di Argento, “Profondo Rosso” (anche se all’estero il capolavoro è considerato proprio “Suspiria”)? Ancora oggi, stiamo qui a parlarne come di un film che riserva persino dei nuovi dettagli e degli aspetti ancora da scoprire. Di omicidi efferati e scene da paura ce ne sono parecchi, ma la sequenza che tuttora fa venire la pelle d’oca è quella della passeggiata nel corridoio della casa dove giace la prima vittima, in cui il protagonista Marc Daly (l’attore inglese David Hammings) ritiene, in un quadro, di aver visto qualcosa di strano, che poi si rivelerà un volto. Vista al ralenti, ancora oggi è una scena da tremolio ai polsi. E la domanda che si pone continuamente il protagonista cercando di capire quale sia il particolare che gli sfugge diventa un’ossessione per lo spettatore. Proprio in questi giorni nei quali si è appreso dell’arrivo di Dario Argento, parlando con un amico – quasi quarantenne – di questa scena, lui stesso è diventato pallido. “Ma te la fai sotto troppo facilmente, eh?” E lui: “Io ho paura del mistero, non di quello che si vede subito”. Già, la paura dove non si vede. E in questo Argento è maestro, incontrastato. “Questo giovane ragazzo italiano comincia a preoccuparmi”, disse un celebre regista all’uscita del primo film di Argento, “L’uccello dalle piume di cristallo”, nel 1970. Ed era Alfred Hitchcock, uno che decisamente ne capiva.
Ad accompagnare Argento ci sarà il Maestro Claudio Simonetti, che nei “suoi” Goblin ha fatto anche lui la fortuna dei film più famosi del “maestro del brivido”. Figlio d’arte, – il padre, il Maestro Enrico Simonetti, grande pianista e conduttore televisivo scomparso improvvisamente nel 1978, andrebbe riscoperto oggi, perlomeno come musicista – Claudio Simonetti anche al Politeama confermerà l’impressione che abbiamo da anni: e cioè che lui e gli altri Goblin solo con i diritti delle colonne sonore di “Profondo Rosso” e “Suspiria” possono permettersi di restare disoccupati, per l’uso ancora oggi planetario che viene fatto di brani straordinari.
Che altro dire? Brividi a tutti.

AURELIO FULCINITI

(Pubblicato sulla testata “Catanzaro Live” in occasione della visita di Dario Argento al Politeama ottobre 2013)

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