Archivio mensile:agosto 2017

La strettoia dei ricordi

Un luogo della memoria e anche del rimpianto. In una città dove si vive ancora oggi troppo di passato – quando invece bisognerebbe pensare al presente e al futuro partendo dalla Storia dei luoghi ma rifiutando il passatismo fine a sé stesso, che continua a penalizzare Catanzaro – rappresenta un rimpianto vero, cosciente. E sì, perché la demolizione della strettoia di corso Mazzini rappresenta non la sola mancanza di un luogo fisico, bensì la vera e propria perdita di un’identità. I più giovani e coloro che non hanno assistito allo sventramento – compreso chi scrive, che era nato da poco – non possono comprendere la portata della ferita che è stata inferta alla città. Ed è per questo che come foto adatta per illustrare questa vicenda narrata, si è preferito non raffigurare la strettoia com’era, bensì come rimase subito dopo la demolizione. Da un lato, si tratta di una scelta legittima per non acuire la nostalgia di chi c’era, mentre dall’altro, si tratta di mostrare una ferita nuda e cruda alle nuove generazioni per chiedergli esplicitamente – se ne hanno voglia – di preservare ciò che di bello è rimasto, prendendo spunto da ciò che di bello è stato distrutto, nella silenziosità dei cittadini. Certo, perché non ci furono grandi proteste da parte dei cittadini quando ci fu l’abbattimento. La “strada larga” prevalse sulla Storia e sulla Cultura e sull’Identità, senza lasciare spazio a riflessioni che sarebbero state più che necessarie.
La demolizione della strettoia avvenne sotto l’Amministrazione guidata allora dal Sindaco Francesco Pucci, scomparso nei giorni scorsi all’età di 96 anni e che detiene tuttora il record del maggior numero di anni consecutivi in carica come sindaco: ben dieci, dal 1965 al 1975. E fu proprio in quel periodo che si creò u dibattito sulla demolizione o meno della strettoia. Un dibattito, tuttavia, che si svolse fra il Consiglio comunale di Catanzaro e i maggiori esponenti istituzionali della cultura italiana.
Lo storico Palazzo Serravalle era l’edificio più prestigioso e il punto nodale della strettoia. Ma ripercorriamone la storia. Il Palazzo Serravalle fu affrescato e decorato da Enrico e Federico Andreotti, grandi professionisti fiorentini di metà 1800, che decorarono anche Palazzo Fazzari a Catanzaro e la Prefettura di Cosenza, nonche’ dai grandi pittori catanzaresi Andrea Cefaly sr. e Rubens Gariani, Per rendere al meglio la bellezza degli affreschi e delle decorazioni potremmo pubblicare, noi tutti, anche delle foto dell’epoca o anche prima, che ritraggono gli interni del palazzo. Ma non le pubblicheremo perché oggettivamente sono immagini che fanno male al cuore, in tutti i sensi. Ma se qualcun altro ne è in possesso, che le pubblichi pure. Almeno le nuove generazioni si renderanno conto dell’enormità del fatto che accadde e di quanta bellezza fu sterminata.
Alla fine del 1974, l’operazione di demolizione della strettoia del corso antico di Catanzaro era purtroppo quasi completata: non mancava che abbattere il Palazzo Serravalle e una casa adiacente per completare l’opera.
A quel punto, anche l’Italia intera non poteva restare indifferente a uno scontro in apparenza impari per il bene della Cultura che vide contrapposti, da un lato il Sovrintendente artistico della Calabria, architetto Giuliano Greci ed il ministro dei Beni culturali Giovanni Spadolini, fiorentino, storico e docente universitario, e in anni più tardi presidente del Consiglio dei Ministri e del Senato e dall’altro il Consiglio Comunale di Catanzaro quasi al completo; i primi volevano recuperare recuperare il Serravalle, con i suoi affreschi e le decorazioni, mentre il secondo vuole solo ed esclusivamente allargare la carreggiata Ci vorranno mesi di contrapposizione, nonché il vile scoppio incendi dolosi che rendono il fabbricato ancora piu’ pericolante, perche’ la vicenda si risolva a favore del Comune. Ironia della sorte, proprio nel 1975 veniva varata ad Amsterdam la Carta del Patrimonio Architettonico per salvaguardare il patrimonio architettonico ed artistico europeo. Contemporaneamente, a Catanzaro vinceva quella che può essere tuttora ben definita una “battaglia di retroguardia” per allargare il corso cittadino ed accrescere il flusso degli autoveicoli in circolazione.
Ma l’area del Serravalle era anche area di grande passaggio, con uno storico bar, testimoniato anche da varie fotografie dell’epoca. il Bar Guglielmo, nato in origine come bar Ascenti, poi rilevato nel 1957 dalla famiglia Guglielmo. Il bar si trovava all’inizio del vecchio Corso stretto, esattamente al pian terreno del Palazzo Serravalle, al posto degli odierni giardinetti Nicholas Green, proprio di fronte al Banco di Napoli. Il bar, che venne gestito da Don Tommaso Rotundo e dal figlio Saverio (storico gestore di bar a Catanzaro, ritiratosi dall’attività da non molti anni) era dotato di indiscussa eleganza ed “offriva” e quando nel 1975 il Palazzo Serravalle fu demolito, trasferì l’attività nelle vicinanze,
diventando il “Bar Duomo”.
Abbiamo raccontato una storia di questa città, dunque, ma soprattutto la storia di un luogo che chi c’era avrebbe voluto raccontare in tanti modi e certamente non con nostalgia.

AURELIO FULCINITI