Dobbiamo ancora fare i conti con Marco Pannella.

Il minuto di silenzio in Senato per Marco Pannella è stato solo l’ultimo, doveroso omaggio in ordine di tempo al leader politico forse più significativo della Repubblica italiana (e non facciamo distinzioni di numeri, perché Pannella è stato protagonista della Prima, della Seconda e probabilmente anche della Terza Repubblica in embrione). Qualcuno potrà sicuramente storcere il naso, davanti all’affermazione “più significativo”, ma non sono termini scelti a caso. Anzi, dipingono in pieno l’unico leader politico che pur senza occupare posti di Governo è riuscito come nessun altro a dividere tutti nella prima fase – quando i diritti civili erano un qualcosa di totalmente sconosciuto per un Paese nel quale la politica era ampollosa ed autoreferenziale in senso corporativo – ed a riunire tutti nell’ultima fase. Dietro un presunto “interesse collettivo” dietro il quale si nascondeva un disinteresse sprezzante per l’individuo, la politica italiana, attraverso Pannella e il Partito Radicale è stata completamente messa a nudo di fronte alla sua conoscenza scadente e miserevole della realtà nazionale. Il referendum sul Divorzio del 1974, in questo senso, fu pietra miliare: il monolite della Democrazia Cristiana si sgretolò davanti alla sua completa ignoranza riguardo al contesto sociale. Il modello “casa, chiesa e famiglia”, cade come in un castello di carte dopo il risultato delle urne, vittima di fondamenta che agli occhi dei papaveri democristiani parevano essere più che solide, ma in realtà si rivelarono cedevoli dietro il primo vero urto.

E così potrà accadere oggi con le Unioni Civili. Destra e cattolici estremisti invocano un referendum, ma una simile consultazione – a giudicare dai reali umori popolari, e non dalle fazioni che ritengono di detenere la maggioranza morale del Paese – potrebbe anche ricalcare il risultato del referendum del 1974. Sia nei vincitori, beninteso, che nei vinti. Se vogliamo parlare di una simile “quaestio” in termini imparziali, equidistanti fra visione cattolica e laicismo, va dichiarato senza mezzi termini che un risultato del genere sarebbe non sicuro, ma quantomeno possibile. E da tenere nel debito conto. E questo va precisato, perché in Italia non c’è mai niente di sicuro, quando si stratta di elezioni.

Ma torniamo all’oggi, e riaffermiamo una verità compresa da tutti, in questi ultimi giorni: Marco Pannella è riuscito a fare notizia fino all’ultimo respiro, e poi anche da morto. Tanti italiani che si erano dimenticati di lui o, anzi, giocavano ad irriderlo, ne hanno capito l’importanza proprio nell’avvicinarsi del momento estremo, quello in cui non sarebbe stato più in vita. Fino all’ultimo, Pannella è stato l’emanazione mediatica e la cassa di risonanza che egli stesso ha rappresentato per anni. E lo ha fatto con il suo eloquio torrenziale ed enciclopedico, ma soprattutto con la voce e con il corpo.

A parte gli scioperi della fame e le battaglie – tanto per citare le più note – sul divorzio, sull’aborto, sulla “giustizia giusta”, sulla Pace non disdegnando incursioni negli scenari internazionali più pericolosi, sulla fame nel mondo e sulle condizioni (obiettivamente ai limiti della civiltà) dei detenuti, a Pannella è stata rimproverata, in particolare, una certa incoerenza. E questo sospetto, per i profani, potrebbe essere acclarato dalla presenza, negli ultimi mesi, accanto a lui, di Matteo Renzi, Silvio Berlusconi e persino Papa Francesco. Un contatto, quello del Pontefice, favorito dall’attivismo umanitario di Pannella nelle carceri e per la Pace.

In questo senso, è utile sgombrare il campo: Pannella non poteva essere coerente, né tantomeno poteva esserlo il Partito Radicale. A uno come lui, che si definiva fra l’altro anarchico, liberale, libertario, socialista e tante altre cose, non si poteva certo chiedere di essere coerente. Essere liberali e libertari significa offrire il libero arbitrio e garantire libertà di scelta. La coerenza è in un certo senso imposizione, e dunque non può avere a che fare con la libertà intesa nel registro più ampio. E il libero arbitrio ha distinto Pannella fino all’ultimo: dopo tante battaglie per l’eutanasia, il leader radicale ha scelto invece di vivere i suoi giorni fin quando è stato possibile.

E non è un mistero che neanche i comunisti amassero Pannella. In una “chiesa” laica come il Pci, la libertà di scegliere non era vista molto di buon occhio. E però “i giovani” del partito, come ha ricordato in questi giorni uno storico dirigente comunista, Aldo Tortorella, “capivano”. E sul divorzio, capirono bene. Ma per il resto, ci fu ben poco dialogo: un liberale in economia, non poteva trovare punti di contatto con la classe operaia.

Dalla sinistra, Pannella è stato particolarmente odiato ai tempi della sua alleanza elettorale con Berlusconi nel 1994. Ma a Pannella bisogna attribuire un esperimento politico importante che avrebbe potuto riunire una volta per tutte la sinistra socialista e liberale, e cioè “La Rosa nel Pugno”. Un progetto politico ambizioso, in cui Pannella inserì lo storico simbolo del Partito Radicale. Ma fu anche un esperimento coraggioso fallito troppo presto, perché in quel progetto confluirono personalità umorali, confusionarie e spesso isteriche. Già è difficile mettere d’accordo due socialisti, figuriamoci duecento o duemila. Era un progetto politico che, a ben vedere, nasceva già monco fin dall’inizio. Ma Pannella, da irriducibile combattente, ci provò anche quella volta.

Un difetto di Pannella, se vogliamo, è stato quello di non saper scegliere i comprimari di partito, e non solo ai tempi della “Rosa nel Pugno”. Sarà stata la sua personalità accentratrice e dominante, ma dal litigio con Emma Bonino si torna indietro a “discepoli” come Francesco Rutelli e Daniele Capezzone, per capire – e bastano solo questi ultimi due nomi – come ogni tentativo di creare dei “delfini” sia naufragato nel più completo disastro. Ed è per questo che, morto Pannella, anche i radicali sono oggettivamente a rischio come idea e come sopravvivenza.

Ma nonostante tutti i pregi e difetti – ed anzi, forse proprio per questo – l’Italia, laica e cattolica, dovrà ancora fare i conti con Marco Pannella.

AURELIO FULCINITI