Géza Kertész, l’Eroe dimenticato.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, deve riportarci a tanti ricordi. La Memoria dell’Olocausto è collettiva ed esiste per non dimenticare i 17 milioni di vittime della follia nazista, fra cui sei milioni di ebrei. E la Memoria va tramandata, proprio perché enorme fu la tragedia: la “Sala dei Nomi” della Yad Vashem (l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah) a Gerusalemme, custodisce le foto e i nomi delle vittime ebraiche dell’Olocausto e da sola impressiona con la forza e l’importanza della Memoria.

E accanto alle vittime, rimane imperitura la Memoria degli eroi, dei “Giusti fra le Nazioni”, che rischiarono la propria vita e in molti casi la scarificarono anch’essi, per salvare migliaia di ebrei dai campi di sterminio. Figure in alcuni casi tuttora sconosciute o dimenticate per molti, ma non per i tanti ebrei che grazie e loro riuscirono a salvarsi dal genocidio e dall’orrenda “soluzione finale”.

Anche nel mondo dello sport ci furono eroi. In Italia, il grande ciclista Gino Bartali tenne nascosta la sua storia per tutta la vita e solo dopo la sua morte, nel 2000, è venuta fuori la sua Memoria di “Giusto fra le Nazioni”. Ma l’eroe dimenticato di cui scriviamo ora fu un ungherese, e dopo essere tornato nel suo Paese invaso dai nazisti, in piena Seconda Guerra Mondiale, non ebbe esitazione, da militare e patriota, a scegliere da che parte stare.

Ma la Storia di Géza Kertész, nato a Budapest il 21 novembre 1894, partì da lontano e si svolse per molti anni in Italia. Calciatore ed ex mediano della storica squadra ungherese del Ferencváros, Kertész arrivò in Italia nel 1925 per giocare nello Spezia, iniziò contemporaneamente una lunga carriera da allenatore in Italia che fu interrotta solo dal rientro in Patria per le tragedie della guerra. Dopo due campionati vittoriosi nelle serie minori con Spezia e Carrarese e altre tre stagioni con Viareggio e Salernitana, Kertész arriva ad allenare il Catanzaro nel 1931 in Prima Divisione (l’odierna Serie C), e dopo un campionato a metà classifica, nella stagione 1932-33 ottiene la promozione in Serie B con i giallorossi, dopo un girone condotto alla grande e conclusosi in maniera trionfale con lo spareggio allo Stadio “Arturo Collana” di Napoli il 7 maggio 1933 contro il Siracusa, sconfitto per 1-0. Il “Presidentissimo”, avvocato Nicola Ceravolo, lo ricordò, nei decenni successivi, come il miglior allenatore di quegli anni, lodandolo particolarmente soprattutto per la sua bravura, soprattutto con i giovani. E anche i tifosi impazzivano per lui: quando nel 1933 partì per allenare il Catania, una grande folla lo accompagnò per salutarlo alla stazione di Lamezia Terme, omaggiandolo con numerosi doni. Una testimonianza importante del rispetto per le sue doti umane, oltre che sportive.

La carriera dell’allenatore ungherese proseguirà con due campionati di Prima Divisione vinti a Catania e poi a Taranto, seguiti da una promozione in Serie A mancata per poco a Bergamo con l’Atalanta. E infine il grande salto nella massima serie prima con la Lazio – quarto posto nel campionato 1939-40 – e poi con la Roma, dove avrà meno fortuna arrivando solo al nono posto nella stagione 1942-43.

Ma le nubi della guerra sono sempre più minacciose e Kertész è costretto a tornare in Patria, a causa della sospensione del campionato italiano. Nazionalista e tenente colonnello dell’Esercito, insieme all’ex compagno di squadra István Tóth costituì una rete di Resistenza che salvò decine di ebrei e partigiani ungheresi dai campi di sterminio, travestendosi anche da soldato della Wehrmacht per favorire la fuga degli ebrei dal ghetto di Budapest. Un viscido delatore lo tradì, rivelando alla Gestapo che nascondeva un ebreo in casa e Kertész venne fucilato insieme a Tóth e ad altri cinque commilitoni il 6 febbraio 1945 nell’atrio del Palazzo Reale di Buda. Solo pochi giorni dopo, Budapest verrà liberata.

Per molti anni, come in tanti altri casi simili, la vicenda umana di Géza Kertész sarà dimenticata, e verrà fuori solo negli anni Ottanta del secolo scorso, quando l’allenatore ungherese verrà nominato “Giusto fra le Nazioni”. Ed è rimasto, per molti, lo “Schindler del calcio”.

A Catania gli è stata intitolata una via, a Bergamo un campo di calcio. E c’è da auspicare che anche a Catanzaro, città dove fu adorato dal pubblico, venga ricordato un giorno in maniera altrettanto degna.

AURELIO FULCINITI

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