“Vitùlus”, il toro da cui arrivò il nome Italia.

“Il matador deve dominare il toro con esperienza e scienza. Se riesce a dominarlo con grazia diventa grande a vedersi”.

(Ernest Hemingway, “Morte nel pomeriggio”).

La citazione dal bellissimo libro che Hemingway dedicò alle corride ci sta tutta. Il gesto con cui l’artista Nuccio Loreti ha alzato e sventolato in aria il drappo rosso d’ordinanza che ricopriva la sua opera, “Vitùlus”, sabato 7 dicembre in piazza Matteotti, ha stupito e impressionato tutti, perché l’enfasi del gesto non solo ha fatto risaltare l’importanza dell’opera, ma anche il dono che l’artista ha fatto alla città, che non è il primo e non sarà l’unico. Con un semplice gesto, dunque, Nuccio Loreti da perfetto matador ha rivelato il suo amore per la bellezza dell’Arte e quello – mai celato, del resto – per la sua e nostra città.

Catanzaro come New York, si è detto. Un accostamento piuttosto ardito, ma è innegabile che l’effetto prodotto dall’opera sulla gente ha ricalcato proprio quello che dal 1989 il Wall Street Bull, il “Toro di Wall Street”, opera dello scultore italo-americano Arturo Di Modica e posizionato proprio sulla via della Grande Mela in cui ha sede la più importante e celebre Borsa Valori del mondo. Tanto è vero che in un giorno solo non sono mancate numerose “tastate” ai testicoli del toro, che per tradizione diventano un portafortuna.

Ma al tempo stesso, l’opera di Nuccio Loreti è fortemente legata alla città e al territorio, come tutte le altre da lui realizzate. Da artista colto e curioso qual è, conosce nel profondo la Storia del luogo in cui vive e ne trae ispirazione diretta, trasformandola poi in opere espressive ed evocative fin dal titolo. L’opera ha ricevuto qualche critica, come sempre accade in questi casi, ma a ben leggere ed ascoltare si tratta più che altro di considerazioni speciose e polemiche, prive di una reale motivazione. Il resto è stato un mare di elogi, ben meritati e che di sicuro non termineranno tanto facilmente. L’opera “Vitùlus” infatti è legata a quella leggenda, suffragata però da vari studi e quindi entrata di diritto nella Storia reale, che vuole Catanzaro legata alla nascita del nome Italia, la nostra patria. Ed è lo stesso Nuccio Loreti che descrive il riferimento e il forte legame fra l’opera e il contesto storico a cui va a collegarsi: “Nei tempi antichi le terre dell’attuale Calabria erano conosciute come Italia. I Greci indicarono l’origine del nome in Ouitoulía, dal vocabolo “Italói”, plurale di Italós, termine con il quale i coloni achei che giunsero nelle terre dell’attuale Calabria ambiguamente designavano sia i Vituli, una popolazione che abitava le terre a sud dell’istmo di Catanzaro, il cui nome etnico era etimologicamente relazionato al vocabolo indicante il toro, animale sacro ai Vituli e da loro divinizzato, che ai tori stessi, e venne così a significare “terra dei Vituli” o “terra dei tori”.

Una definizione che riassume il narrato più nascosto dell’opera e che ci fa scoprire tantissimo di noi stessi e della nostra Storia, molto più lunga e feconda di quanto si pensi. Non sappiamo al momento per quanto l’opera rimarrà nel posto attuale, che è stato scelto dal suo autore, ma ci auguriamo che rimanga per tanto tempio, perché dopo poche decine di ore – al momento – è già parte di noi. E pensiamo che lo rimarrà a lungo.

AURELIO FULCINITI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...