Il Catanzaro di Bruno Pace: quando eravamo re.

Per raccontare la storia del Catanzaro allenato da Bruno Pace ci vorrebbe un film. E vi assicuro che non ci stiamo allargando. O almeno un documentario come ad esempio “Quando eravamo re” di Leon Gast, che nel 1996 vinse l’Oscar raccontando l’incontro di boxe fra Muhammad Ali (o se preferite il grande Cassius Clay) e George Foreman a Kinshasa nel 1974, con testimonianze di prima mano ed emozioni assicurate. E fa piacere che sui “social” qualcuno abbia tirato fuori questo accostamento, che calza a pennello, perché il campionato di Serie A 1981/82 rappresenta non solo l’apice della storia giallorossa, con un piazzamento, il settimo posto, che resterà a lungo un record, se non addirittura per l’eternità, ma ricorda un crocevia di emozioni irripetibile. Oggi, a volerci fare un documentario su quella squadra incredibile ci sarebbero tutti i calciatori, però mancherebbe il protagonista, il creatore di quel miracolo sportivo, Bruno Pace, l’Al Pacino della panchina, scomparso a Pescara mercoledì 7 febbraio 2018.

Di quella squadra, costruita dal presidente Adriano Merlo e dal direttore sportivo Spartaco Landini, vale la pena raccontare un aspetto innanzitutto, che per molti tifosi di oggi pare quasi inaudito ma non lo è affatto. Non si parla di”miracolo” così a caso, ma ci sono dei validi motivi. L’aspetto riguarda la provenienza di quei calciatori, con un Massimo Palanca ceduto al Napoli e sostituito con Edi Bivi, proveniente addirittura dalla Mestrina – nell’allora Serie C2 – e su cui oggi nessuno scommetterebbe, trovandosi nella stessa situazione di allora. Invece segnò 12 gol in campionato (vice-capocannoniere dopo il romanista Roberto Pruzzo) e 5 in Coppa Italia. E non si può non citare Carlo Borghi – uno con la sua velocità, lo spunto acrobatico e il dribbling funambolico ci vorrebbe oggi – proveniente dal Catania in C1. O Antonio Sabato, centrocampista sempre puntuale anche in zona gol, che veniva dalla Sambenedettese, nella medesima categoria di Borghi, e che poi disputò buone stagioni nell’Inter con quattro partite giocate nella Nazionale maggiore, convocato da Enzo Bearzot. Oppure Andrea Salvadori, segnalatosi fra i migliori terzini sinistri del campionato, prelevato dall’Empoli (allora sempre in C1) e catapultato in Serie A senza tanti complimenti, ma con prestazioni di alto livello. E come non dimenticare Costanzo Celestini, arrivato dal Napoli con poche apparizioni in panchina e che a Catanzaro troverà la sua consacrazione disputando grandi stagioni da mediano inamovibile nel Napoli di Maradona. Solo un gravissimo infortunio non gli consentirà di disputare il campionato 1986/87 che vide i partenopei vincere il loro primo scudetto. Accanto a loro c’erano vecchi mastini che la Serie A la conoscevano come le loro tasche, del calibro di Claudio Ranieri, Piero Braglia, Tato Sabadini, Sergio Santarini e Franco Peccenini. E c’era anche qualche “bidone” come il rumeno Viorel Nastase: primo straniero della storia del Catanzaro, lunga carriera nello Steaua Bucarest e proveniente dal Monaco 1960 in Bundesliga, 3 gol in 31 spezzoni di partite nelle tre stagioni disputate a Catanzaro, più noto per le bisbocce che per le doti tecniche. E per ultimo Massimo Mauro, il ragazzo prodigio di casa giallorossa che proprio nella stagione 1981/82 troverà la sua consacrazione, iniziando una carriera di tutto rispetto con Udinese, Juventus e Napoli, al fianco di Zico, Platini e Maradona. Un po’ come i tre tenori del calcio mondiale.

Quella squadra, sia pur giovanissima nei suoi giocatori d’attacco, partì in sordina ma col passare delle giornate di campionato regalò grandi imprese contro le grandi squadre del calcio italiano. Ogni tanto, qualche battuta d’arresto, del resto fisiologica in un campionato a sedici squadre ancora più duro di oggi, ma poi quei giallorossi tornavano a far tremare tutti. “Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti”, per dirla con una canzone di Paolo Conte. E si segnava anche, con alcuni gol fantastici ancora oggi apprezzati da tutti i veri appassionati di calcio, non solo italiani. Se c’è una frase che riassume in pieno la filosofia e il bel gioco di quella squadra la troviamo in un servizio di Beppe Viola trasmesso a “La Domenica Sportiva” per Inter-Catanzaro 1-1: “E non si sono messi a piangere neanche dopo aver subito il gol di Oriali. Ragazzi in gamba, questi”. Grande classe e temperamento su tutti i campi. Ad avercene oggi, di squadre così. Non esistono neanche in Serie A. Altro che piangere…c’era di che divertirsi.

E per far capire meglio il tutto a chi non c’era, è il momento di raccontare alcune partite indimenticabili di quel campionato.

Si inizia subito, alla prima giornata, con un impegno difficile al San Paolo di Napoli del fresco ex Palanca. Al gol partenopeo di Claudio Pellegrini su lancio perfetto dai quaranta metri di Ruud Krol, a tre minuti dalla fine arriva il rigore per il Catanzaro a seguito di un aggancio in area di Vinazzani su Sabato. Il debuttante Edi Bivi (ribattezzato erroneamente “Bivio” da Luigi Necco nel servizio a 90° minuto) non ha timori di sorta e spiazza il “giaguaro” Castellini senza tanti complimenti. Il tutto, con i tifosi giallorossi festanti in mezzo ai supporter napoletani della Curva B, senza incidenti di nessun genere e in un clima di vera festa. Cose che potevano accadere solo in quel bellissimo clima, con quei bei campionati, con quello splendido calcio italiano che non è più quello di un tempo.

Alla settima giornata, c’è la prima vittoria di quella fantastica stagione. Ed è un successo entusiasmante contro il Milan, per 3-0. Si parte subito con il primo gol dopo tre minuti, con un’azione corale da Celestini a Mauro per Sabato che mette al centro dove, a due passi dalla porta vuota Bivi – che giocava al posto di Nastase infortunato, pensate un po’ – non può sbagliare. Al decimo, uno dei gol più belli della storia del Catanzaro e forse anche della Serie A in assoluto (se l’avessero segnato Juventus, Milan o Inter a quest’ora i tifosi e gli appassionati starebbero ancora a riguardarlo e a studiarlo). Da uno dei tenti strepitosi contropiede di Massimo Mauro la palla va a Borghi che trovandosi davanti i due difensori rossoneri Collovati (a fine stagione Campione del Mondo in Spagna con la Nazionale di Bearzot) e Venturi, non si spaventa affatto e con molta naturalezza li supera entrambi lasciandoli sul posto. Manca all’appello solo il portiere Piotti che viene anch’esso superato con la palla che schizza sulla linea di gesso dell’area piccola ed entra in rete. A due gol così a un Milan completamente annichilito e frastornato dai colpi da ko del Catanzaro ci voleva un terzo gol altrettanto bello, E il gol arriva al 74’ con Mauro lanciato da Celestini in un solitario contropiede con Tassotti (mica l’ultimo arrivato) che cerca di fermarlo inutilmente anche tentando di tirargli la maglia, ma senza successo. Ed è – per la cronaca – l’unico gol in campionato di Massimo Mauro con la maglia del Catanzaro. Una partita, quella contro il Milan, che si può riassumere nella dichiarazione del portiere rossonero Ottorino Piotti a fine partita. Una frase che vorremmo sentire anche oggi, quale che sia la categoria, e sperando davvero che qualcuno ci ascolti: “Venivano avanti come furie, era difficile controllarli”.

Il 20 dicembre 1981 inizia poi il breve, ma intenso “ciclo magico” della storia del Catanzaro. Quattro vittorie di fila fra campionato e Coppa Italia non sono una cosa da poco e vale la pena raccontarle. La prima di queste partite si disputa all’allora Stadio Comunale di Torino, contro i granata allenati da Massimo Giacomini. Il Torino passa in vantaggio dopo alla mezz’ora con una conclusione di prima intenzione di Dante Bertoneri, servito in area da un cross radente di Giacomo Ferri. Dodici minuti dopo arriva il pareggio del Catanzaro, con perfetto contropiede Sabato-Mauro-Borghi, con quest’ultimo che mette in rete anticipando il portiere granata Terraneo in uscita. Nella ripresa, al 68’ arriva il gol del vantaggio definitivo: Borghi, dopo una pazzesca azione sulla fascia destra in cui supera di slancio in velocità il vecchio terzino granata Luigi Danova e mette al centro rasoterra per Bivi, che con un colpo fantastico da centravanti di razza riesce a spiazzare il portiere, che non ha neanche il tempo di accorgersene, tanta è la velocità dell’azione. Un gol che vorremmo rivedere oggi tale e quale, da sognarselo la notte.

Tre giorni dopo, c’è la seconda, esaltante tappa del ciclo. Al San Paolo di Napoli c’è la partita di ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia. All’andata il Catanzaro ha perso 0-1 in casa, con un gol di Claudio Pellegrini, e deve vincere al ritorno, per qualificarsi, correndo anche qualche rischio. Ma quella squadra non aveva paura e ci riesce nel secondo tempo. Al 66’ c’è un clamoroso malinteso della difesa napoletana che si distrae in blocco, lasciando Nastase completamente libero per segnare. Al gol del vantaggio, segue dopo otto minuti il raddoppio, con un gol di testa in tuffo di Santarini. Dopo un solo minuto, il Napoli accorcia le distanze: dopo un pasticcio nella difesa giallorossa, il terzino azzurro Claudio Vinazzani colpisce da terra il pallone con un tiraccio orrendo ma efficace che sorprende tutti, compreso il portiere Zaninelli. Ci saranno altri brividi, ma il Catanzaro sprecherà almeno tre occasioni buone per il terzo gol, portando però a casa risultato e qualificazione.

Dopo le feste di Natale e Capodanno, si torna a giocare in campionato, il 3 gennaio e i giallorossi vincono in casa per 3-0 contro un Cesena a quei tempi in grande spolvero con reti – tutte nel secondo tempo – di Bivi, Celestini e Sabato. Ma l’apoteosi del ciclo arriva il 10 gennaio, quando il Catanzaro è di scena in casa contro il Genoa e vince per 1-0 con un gol che alla fine risulterà fra i più belli dell’intero campionato di Serie A: lo segnerà ancora una volta Carlo Borghi, un artista del gol, capace di non segnarne mai di banali, ma sempre spettacolosi. Al 26’ su un cross dalla sinistra il portiere del Genoa Silvano Martina respinge lungo di pugno, ma proprio sui piedi di Borghi che si esibisce in una spettacolare rovesciata dal limite dell’area, con la palla che termina in rete nell’angolo più lontano.

Passati appena tre giorni, il 13 gennaio, si gioca un’altra partita epica, su cui si è raccontato già quasi tutto ed al tempo stesso ci sarebbe ancora molto da raccontare. Ed è il recupero della partita Catanzaro-Roma, sospesa il 13 dicembre al 38’ del primo tempo per il vento. Un incontro di recupero che lascerà anche una traccia nella storia del cinema, facendo da filo conduttore al film “Io so che tu sai che io so” con Alberto Sordi e Monica Vitti. Ci sarebbero tanti dettagli da raccontare, in campo e fuori, ma una cosa è sicura: lo slalom di Bivi in area che supera in slalom mezza difesa romanista e il tocco di Nela su punizione-cross di Falcao non saranno mai dimenticati facilmente. E anche al ritorno, il 18 aprile 1982 all’Olimpico, saranno fuochi d’artificio. Il risultato è un 2-2 a base di grande calcio, come sottolinearono nelle loro cronache i maggiori quotidiani nazionali, sportivi e non. Al 7’ Bivi riceve palla Salvatore, la scambia con Borghi dopo magnifica azione combinata e batte Tancredi in uscita. Dopo due minuti della ripresa, la Roma pareggia con una delle solite punizioni al fulmicotone di Di Bartolomei dal limite dell’area. Dopo altri sei minuti Bivi colpiva il palo e segnava nel giro di un istante, riprendendo in un secondo la respinta dello stesso. Il definitivo pareggio lo segnava Bruno Conti, con un gran tiro a spiovere da fuori area. “Un pizzico di spregiudicatezza fa bene al calcio”, dirà Bruno Pace nelle interviste a fine partita. All’anima della spregiudicatezza.

Ma la vittoria in trasferta più prestigiosa arrivò il 14 marzo. Vincere a San Siro non è cosa da tutte le domeniche e per una squadra di provincia, per giunta del Sud, è un evento non secondario. Il Catanzaro ci riesce contro il Milan, bissando la vittoria dell’andata. Segna ancora una volta Bivi, raccogliendo con il suo tocco fulmineo la palla respinta dal palo in seguito all’ennesima azione travolgente dalla destra, stavolta di Massimo Mauro.

Il Catanzaro continuerà a vendere cara la pelle in campionato e il 16 maggio 1982 la Juventus dovrà sudare non solo sette camicie ma almeno il doppio per vincere di misura a Catanzaro e conquistare all’ultima giornata lo scudetto. Segnerà il regista irlandese Liam Brady al 75’ su rigore concesso per un fallo di mano casuale di Celestini quasi sulla linea di porta, ma l’arbitro, il signor Claudio Pieri di Genova, si “dimenticherà” di fischiare nel primo tempo il rigore per il Catanzaro per un fallaccio solare di Brio su Borghi, rimasto del tutto impunito. Quando si tratta della Juve, l’arbitro “dimentica” sempre qualcosa. E non è solo storia di ieri, se vogliamo. E nella partita parallela Cagliari-Fiorentina, con i viola a pari punti con i bianconeri, l’arbitro Maurizio Mattei di Macerata “vedrà” fin troppo bene un fallo inesistente nell’azione che porterà al gol viola l’argentino Daniel Ricardo Bertoni. Finirà 0-0. Rete annullata, tanti saluti e scudetto alla Juve.

A parte il campionato, altrettanto epiche saranno le semifinali di Coppa Italia contro l’Inter. Imbattuto in campionato (0-0 in casa e 1-1 a San Siro) il Catanzaro uscirà dalla Coppa combattendo, dopo i tempi supplementari e non senza una massiccia dose di sfortuna. Al’andata, il 10 marzo, al 39’ in Catanzaro passa in vantaggio in contropiede con Mauro che serve l’artista del gol Carlo Borghi, il quale si libera agevolmente dello “zio” Bergomi e da 25 metri lascia partire un gran tiro con pallone che rimbalza a terra davanti al portiere Bordon e si infila in rete. Nella ripresa, al 53’, c’è un angolo per l’Inter, battuto da Pasinato per Altobelli che gira prontamente in porta, con Zaninelli che respinge nei pressi di Bergomi che ribatte in rete; al 72’ è lo stopper nerazzurro Bachlechner che appoggia a Bagni, il quale lancia Pasinato che serve nuovamente Bachlechner, il quale entra in area (non ci entrava quasi mai, almeno in quella avversaria) che crossa per Altobelli che segna in rovesciata.

Una sconfitta difficile da accettare, ma che ha l’effetto di caricare ancora di più il Catanzaro per la partita di ritorno. Al ritorno, davanti a uno stadio tutto esaurito con oltre 200 milioni di incasso. Al solito gol da punta rapace di Bivi dopo due minuti seguì nella ripresa (con le due squadre in 10 per le espulsioni di Braglia (ingiusta) e Bini al 42’ del primo tempo) un rigore provocato ingenuamente da Salvadori e segnato da Beccalossi. L’immenso Borghi riporta in vantaggio i giallorossi, Canuti dell’Inter viene espulso al 69’ lasciando e si va ai supplementari. Al pareggio di Altobelli al 97’ seguirà il gol di Cascione al 104’. Il secondo tempo supplementare sarà un assedio giallorosso, ma le speranze del Catanzaro si spengono su un palo colpito da Sabato nelle ultime battute di gioco. Per la cronaca, l’Inter batterà in finale il Torino, sconfitto in casa e in trasferta dal Catanzaro. Con un pizzico di fortuna in più si poteva sperare nell’apice della gloria, ma fu lo stesso una grande stagione.

A corollario di un’emozione che dura ancora oggi nei ricordi di chi c’era e di chi l’ha sentita raccontare, ci furono anche soddisfazioni in azzurro. Bivi, Borghi, Celestini e Mauro furono convocati nella Nazionale Under 21 di Azeglio Vicini, anche per la partita Italia-Scozia 0-1 giocata proprio a Catanzaro. Bivi fu addirittura inserito nella lista iniziale dei 40 “azzurrabili” per i Mondiali di Spagna del 1982 ma poi gli fu preferito Selvaggi. E per finire, si parlò persino di un Bruno Pace addirittura candidato al ruolo di ct della Nazionale maggiore in caso di fallimento di Enzo Bearzot in Spagna. Sarà stata una leggenda metropolitana, chissà, ma l’Italia vinse il Mondiale regalandoci un’ennesima grande emozione in quella che – viste anche le annate successive – fu e rimane la più grande stagione del calcio italiano. Una stagione tinta d’azzurro e con forti venature giallorosse.

AURELIO FULCINITI

P.S. (foto tratta da Catanzaronepallone di Enzo Minicelli).

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