Saverio, l’artista senza compromessi.

C’è sempre più attenzione, in città, per il Maestro Saverio Rotundo, per tutti ‘U Ciaciu. Alla sua età veneranda ma tuttora proficua di presenza ed attenzione, soprattutto ora che a Catanzaro si registra un lento ma assai significativo risveglio culturale – la strada è lunga, dopo anni di volontarie amnesie da questo punto di vista, ma il percorso è tracciato e vede delle tracce stimolanti, con giovani menti e giovani idee – ‘U Ciaciu non si sarebbe mai aspettato tanto interesse nei suoi confronti. Ma così è, ed è positivo. In una città dove l’arte è stata per lungo tempo un “prodotto di nicchia”, con pochi veri appassionati ed un gruppo di artisti bravi ma che col tempo formavano un club ristretto, con qualche crostaio malato di presunzione che cercava di accreditarsi nello stesso ambiente, ma veniva subito respinto. Il tutto mentre anche l’Accademia di Belle Arti era anch’essa una realtà di nicchia, mentre oggi appare aperta ed anzi spalancata al territorio, ansiosa più di ieri di estendere la sua visibilità non solo in città, ma anche in Italia e all’Estero. Un “milieu”, un ambiente positivo, nel quale non stanno mancando di uscire fuori anche proposte di vario genere.

In questo contesto, sempre riguardo a Saverio, è stata rinnovata la proposta di collocare una sua opera nel Parco della Biodiversità Mediterranea. Sarebbe un buon “premio alla carriera”, un riconoscimento per farlo sentire finalmente, in tarda età, più profeta in patria. Le opere da collocare ci sarebbero, ma dovendo sceglierne una, Saverio avrebbe ora il privilegio più unico che raro di decidere quale opera potrebbe essere destinata a stare in mezzo – o anche leggermente defilata, non importa, l’essenziale è che sia lì dentro – alle opere dei grandi maestri dell’Arte Contemporanea ospitati nel Parco. Non sappiamo se un’opportunità del genere possa verificarsi – al momento ne sappiamo meno di tutti – ma c’è un ostacolo insormontabile: la politica. E non parliamo di uomini politici in particolare e neppure in generale, bensì dell’antipatia che ‘U Ciaciu ha sempre avuto per la politica. Anzi, sarebbe più giusto dire che si tratta di totale distacco. Nella sua “Galleria d’Arte dell’Abbandono”, che oltre ad essere la sua fucina è praticamente la sua casa – anzi, le sue case, visto che negli anni ha lavorato in vari luoghi della città – nessun politico ha mai messo piede. Qualche politico, anche di livello nazionale, ha comprato una sua opera, ma non di più. E questo distacco con la politica è stato non solo cercato, ma ampiamente ricambiato. Senza contare che, ogni volta che la politica ha pensato di interessarsi alle sue opere, lo ha fatto suscitando reazioni distaccate in lui e persino umilianti per chi lo conosce bene e lo apprezza. Quando si propose e si mise in pratica di piazzare due sue opere, fra cui la celebre “Donna al volante” al centro delle rotonde di viale Magna Grecia, queste si trasformarono in breve tempo in due rottami semi-nascosti dalle erbacce. Persero le loro identità artistica, insomma. E furono portate via da lì, perché anche lo stesso Saverio, all’epoca in piena attività, sicuramente provò vergogna – anzi, più che altro una forte arrabbiatura – nel vederle maltrattate e oscurate in quel modo. E un altro episodio simile avvenne quando ci fu al Parco archeologico dello Scolacium la mostra all’aperto dello scultore londinese Antony Gormley, autore di “Seven Times”, l’opera d’arte più conosciuta e fotografata del Parco della Biodiversità, alla pari con il “Cerchio imperfetto” di Mauro Staccioli. Saverio, dalla presenza colorata e bizzarra come sempre, avvicinandosi all’artista fu fotografato da Gormley insieme a suo figlio, come un clown. Un artista – sia pure non abbastanza accreditato – ridotto a pantomima. Qualcuno avrebbe anche potuto presentarlo a Gormley, fra i tanti ospiti di grande livello presenti, dal momento che Saverio non conosce l’inglese e giustamente non poteva presentarsi. Magari avrebbero socializzato e ‘U Ciaciu magari gli avrebbe mostrato qualche sua opera, così, senza impegno. Invece la scena della foto col bimbo dimostrò che almeno un minimo di convenevoli sarebbe stato necessario.

Ma si tratta di acqua passata. E però non bisogna dimenticare che un’iniziativa come quella dell’eventuale collocazione di una sua opera al Parco farebbe piacere a tutti noi, ma va inserita a pieno titolo nella vita e nell’opera di un uomo che in quasi un secolo di vita non si è mai compromesso con politici di nessun colore. Se l’avesse fatto, sarebbe diventato celebre in Italia e anche all’Estero e magari studiato finanche nei libri di storia dell’arte. Il tutto, critici permettendo. Ma la politica, si sa, fa miracoli anche con i critici d’arte. D’altronde fu Antonio De Curtis, Totò, a suggerirglielo sessant’anni fa, durante un viaggio in treno: “Con i politici non bisogna mai avere a che fare”. E Saverio gli ha tenuto fede, restando – per fortuna sua e nostra – sempre senza compromessi.

AURELIO FULCINITI

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