F for Fake – F come Falso.

Il titolo è molto evocativo e si riallaccia alla stretta attualità e ad un riferimento cinematografico ben preciso e più da cinefili, ma ben calato nella realtà di oggi per la stretta attinenza di alcuni contenuti con essa. E anche l’immagine che accompagna ciò che state per leggere, sia pure estrema, è ben pertinente con lo state reale delle cose.

Stiamo parlando di un argomento estremo, e dunque le immagini, i riferimenti e soprattutto il testo non possono che essere altresì estremi, netti e reali.

Il titolo prende in prestito il titolo dall’omonimo documentario di Orson Welles del 1973, dedicato ai falsi e ai falsari, nella letteratura come nell’arte. Il film si apre con una citazione di Welles che ci permettiamo di prendere come un punto di riferimento per gli argomenti che andiamo a trattare: “Questo è un film che parla di raggiri, di frodi. E anche di bugie. Raccontate davanti a un caminetto, in una grande piazza o in un film, quasi tutte le storie più o meno celano una qualche menzogna”. Dall’autore di “Quarto Potere”, film capolavoro della storia del cinema che ha aperto per primo gli occhi sulla stampa e sui suoi meccanismi, a volte persino perversi, non poteva che arrivarci un assist perfetto per introdurre il discorso. E un altro assist ci arriva da uno dei falsari citati nel documentario, quello letterario, vale a dire Clifford Irving, lo scrittore statunitense che in quegli anni riuscì a far passare per vera un’intervista ad Howard Hughes, lo stravagante miliardario americano interpretato anni dopo sullo schermo da Leonardo Di Caprio in “The Aviator”.
L’intervista passò per vera fino a quando Irving non venne sbugiardato da Hughes stesso.

E giacché l’argomento è ormai fissato e gli assist sono di prim’ordine per farci capire la potenza universale del raggiro, non si può che parlare di “Fake News” e della deviazione malata dell’informazione che sballotta e disorienta il lettore del web, manovrandolo spesso come l’immagine sopra il titolo suggerisce in maniera assai efficace.

In un panorama politico plumbeo come quello attuale, pieno di mezze figure e attualmente a vuoto di argomenti, è prevedibile che le deviazioni non ortodosse della “Galassia Gutenberg” del Terzo Millennio – trasferita dalla carta stampata al web – suscitino polemica in ambiti che non siano quello stretto dalla libertà di stampa garantita dalla Costituzione e offerta o trasmessa al Cittadino. Questo “interesse” non dovrebbe normale, ma quantomeno dovrebbe risultare secondario, perché è il lettore ad essere il fruitore, l’ignaro padrone e in definitiva la vittima delle “Fake News”. Se nel dominio della carta stampata era la notizia ad arrivare al lettore, oggi succede l’esatto contrario. Ed è il lettore ad arrivare alla notizia, che gli viene offerta sul web con qualsiasi tipo di forma. E così diventa l’ignaro padrone, perché può scegliere cosa leggere. Ma nei fatti non può scegliere pressoché nulla, perché mancando il supporto “fisico” della notizia (il quotidiano, il settimanale, il periodico) si trova completamente sballottato ed è fisiologicamente impossibilitato a capire, a distinguere tra una fonte e l’altra. Se un tempo un libro poteva passare tranquillamente per falso, come quello di Clifford Irving su Howard Hughes citato nel film di Orson Welles, oggi il coefficiente di falsità che circola sul web è altissimo e con percentuali preoccupanti e in forte crescita. Oggi i “pupari” dell’informazione hanno gioco molto facile e per tutta in serie di cause. Per elencarle tutte, lasciamo il compito agli studiosi e ai “guru” dei mass-media, ma da comuni lettori possiamo individuare facilmente una di queste cause: la percezione distorta e anomala dell’informazione da parte dei lettori. “Questo telegiornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali”. È la famosa battuta con la quale Daniele Luttazzi apriva il suo Tg satirico in televisione. Sembra solo una battuta, un po’ estrema, ma oggi ci rendiamo conto che non lo è. Si tratta di una realtà inconsapevole – ma per alcuni, purtroppo, perfettamente consapevole – che coinvolge il lettore medio di oggi, quello del web. La soglia di percezione della notizia scritta (e non solo, perché anche quella parlata e scritta non si sottraggono a una certa ambiguità) si sta abbassando sempre di più, perché le persone si limitano a leggere titoli sempre più tendenziosi senza leggere gli articoli; o cascano nel tranello di un titolo offensivo o completamente falso che in realtà copre il pezzo di una testata attendibile; e ci sono migliaia di persone che, influenzate pesantemente dal catastrofismo indotto oggi dai mass media e dal web, non sono in grado di distinguere fra una testata falsa e una vera, “imboccandosi” qualsiasi scempiaggine o notizia becera che gli viene propinata, con una crescente, personale, intima percezione della verità laddove di questa non esiste neanche l’ombra. Questa è la realtà attuale, quella anticipata in vari modi ma tuttora ignorata, perché i “pupari” del Fake hanno a disposizione spazi immensi per operare e con una popolazione dove c’è persino chi non sa leggere un titolo o un articolo il lettore viene illuso di essere padrone dell’informazione globale ma nella nuda e cruda realtà si trova ad occupare il ruolo di marionetta comandata inconsciamente ma nella perniciosa auto-convinzione di essere persino nel giusto. Le soluzioni, i rimedi? Al momento la situazione pare ferma, senza sbocchi, nelle salde mani dei pupari che sguazzano sicuri nell’immensità del web. Chi fa reale informazione, seria e attendibile, può reagire a questa tendenza perniciosa, invertendola e magari proponendo un’ideale “educazione all’informazione”, tornando sia pure dopo un lungo percorso a quel clima dei tempi della carta stampata in cui secondo Indro Montanelli “il lettore è il nostro vero padrone”, ma a differenza di oggi veniva tutelato e non tradito. Lottare contro i “pupari” del web non è facile, ma una strada può essere comunque tracciata.

AURELIO FULCINITI

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