La leggenda dei portieri goleador.

Il gol di Alberto Brignoli da Trescore Balneario in Provincia di Bergamo, segnato al 95’ con la maglia del Benevento contro il Milan, che è valso il pareggio alla volenterosa “Strega” sannita, ci riporta da un calcio che sembrava appiattito a quel calcio fatto di episodi leggendari ma accaduti realmente e quasi impossibili da ripetere. Un episodio di quelli che, come si suole dire in questi casi, sarà raccontato a figli, nipoti e magari pronipoti. Un gol che nella sua bellezza oggettiva poteva essere segnato solo da un portiere. Lo stacco, lo scatto, il tuffo, sono quelli di un portiere. È un gol nato bello per caso. E anche il Benevento, dopo ben 14 sconfitte in cui non si e mai dato per vinto, lottando in maniera indomita anche contro Juventus e Inter e penalizzato dalla sfortuna con squadre più abbordabili, ci ha riconciliato con il calcio. Con un altro calcio, per essere precisi: quello della “Provincia” italiana, da Nord a Sud. Quello degli anni ’70, ’80 e ’90 di un secolo che anagraficamente è trascorso, ma è sempre vivo in chi seguiva il calcio da ragazzo e negli appassionati di questo sport in generale. Era il calcio dell’Ascoli, dell’Avellino, del Catanzaro, del Como, del Cesena, della Cremonese e di tante altre squadre che si misuravano con le “grandi” in maniera prudente ma senza alcun timore reverenziale, perché l’orgoglio di rappresentare il blasone di una città di provincia e la voglia di fare bella figura perché c’era un’intera tifoseria a seguirti in casa e in trasferta facevano la differenza. Onore al Benevento, dunque, perché ci dimostra oggi che c’è ancora spazio per la lotta e per l’orgoglio in un calcio di oggi popolato a volte da pusillanime e poppanti, da squadre che tirano indietro la gamba, si risparmiano e si “scansano” davanti alle “big” del campionato, con la complicità di allenatori che con la scusa del turn-over alle volte sembra quasi che si rifiutino di giocare. Il Benevento invece è la “provincia che si sveglia”. Quella sana, quella di una volta, quella di cui si sentiva davvero il bisogno anche quando non fa risultato. Non a caso, degli 11 gol segnati dai portieri nel campionato di Serie A a girone unico, dal 1929 ad oggi, ben 6 sono stati realizzati da portieri che vestivano la maglia di squadre di provincia. Perché quando stai perdendo nel tuo stadio, in Serie A, e magari contro una grande, è lo spirito garibaldino che viene fuori e spinge a lanciarsi in area di rigore e tentare il tutto per tutto, magari con il rischio di prendere gol in contropiede ma in compenso con la consapevolezza di aver dato tutto senza più nulla da perdere, davanti al grande pubblico dei propri tifosi.

E allora raccontiamola, la leggenda vera di questi portieri goleador in Serie A. Non è un racconto molto lungo, ma ogni paragrafo – c’è da giurarlo – è rimasto nella memoria degli appassionati e dei tifosi.

Il primo portiere goleador veniva dalla provincia modenese, ma i suoi più grossi exploit come rigorista li ottenne con la maglia della Juventus e della Lazio. Lucidio Srntimenti IV, così detto per distinguerlo dagli altri fratelli, tutti calciatori in vari ruoli, detto “Cochi” era nato a Bomporto (Modena) il 1° luglio 1920 ed è morto a Torino il 28 novembre 2014. Si mise in mostra con le due grandi squadre sopra citate, ma segnò il suo primo gol – il primo in assoluto in Serie A per un portiere – il 17 maggio 1942 in un Napoli-Modena 2-1, all’85’, sul risultato di 2-0 per i partenopei. La particolarità ulteriore di quel primo gol fu nell’averlo segnato al fratello maggiore, Arnaldo Sentimenti II. Passato alla Juventus, nella quarta giornata del campionato 1945-46, Girone Nord, al 90’pareggiò su rigore a Bergamo contro l’Atalanta (1-1). E alla quindicesima sbagliò un rigore contro il Milan, lasciando a Torino il risultato sul 2-2. Passato alla Lazio nel 1949, segnò il suo primo gol nel campionato 1951-52 alla sest’ultima giornata, al 61’ su rigore contro il Novara, per l’1-0 finale. Gli ultimi due gol, sempre con altrettanti penalty, li segnò nella stagione successiva. Il primo per il quarto gol della vittoria laziale a Udine (0-4) e il secondo nel turno successivo per la sconfitta casalinga (1-3) contro il Novara.

E ci vorranno più di vent’anni per trovare un nuovo portiere goleador e per giunta rigorista in Serie A. Baffoni d’ordinanza, faccia scavata, Antonio Rigamonti, nato a Carate Brianza il 5 aprile 1949, viene promosso rigorista dall’allenatore Pippo Marchioro nel Como che nella stagione 1974-75 milita in Serie B. Segna tre gol, che contribuiranno alla promozione dei lariani nella massima serie. Osvaldo Bagnoli, subentrato come allenatore a Beniamino Cancian, gli ridarà fiducia come rigorista. E Rigamonti segna 3 gol: il primo nella sconfitta esterna con il Verona per 3-2, il secondo nella vittoria casalinga col Bologna per 2-1, dove sblocca il risultato e il terzo nel pareggio contro il Milan a San Siro per 2-2.

Gli altri tre gol sono storia recente, perché in tanti ricordiamo i gol su azione (tutti di testa, peraltro) del grigio rosso Michelangelo Rampulla in Atalanta-Cremonese 1-1 del 23 febbraio 1992 e dell’amaranto Massimo Taibi in Reggina-Udinese 1-1 del 1° aprile 2001, fra l’altro su un calcio d’angolo da lui stesso conquistato. E per ultimo del già pluricitato Alberto Brignoli, finito in un club molto ristretto di cui molti portieri vorrebbero far parte.

Aurelio Fulciniti.

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