‘A Naca e San Giuanni

Tanto per cominciare, iniziamo a chiamarla ‘A naca e San Giuanni. Di San Giovanni, cioè. Alcuni hanno preso a definirla del San Giovanni, collegandola al vicino Complesso Monumentale che sorge accanto alla chiesa da cui, ma la definizione ha suscitato le giuste rimostranze di chi, facendo leva sull’incessante lavoro dell’Arciconfraternita e dei parrocchiani, anche quest’anno, con incessante e documentato lavoro, ha contribuito – con forte devozione – alla Naca che uscirà dalla Chiesa di San Giovanni Battista, in Piazza Giuseppe Garibaldi e che andando verso i vicoli risalirà lungo Corso Mazzini per tornare fino alla Chiesa. Ai neofiti e conosce la Naca solo superficialmente potrebbe sembrare un percorso sempre uguale, per via di tappe fisse come i vicoli paralleli al lato destro del Corso (a salire) o sinistro (a scendere), ma si tratta di un percorso che in realtà ha una forte specificità e un grande rispetto delle tradizioni. Alcune fra le quattro chiese hanno saltato a volte l’uscita della Naca, ma il percorso è rimasto sempre lo stesso, quando è stata possibile l’uscita, a passata, presente e futura memoria di una tradizione di Fede immutabile e duratura nel tempo.

Grande merito, quest’anno, per il rispetto e soprattutto la cura che si deve alla tradizione, va all’Arciconfraternita di San Giovanni Battista che già nell’edizione del 2013 (una fra le più belle degli ultimi anni) fece risplendere la processione della Naca, dando risalto alla cura delle figure, delle statue e dei simboli che la compongono, nonché allo splendore dei paramenti, restituendole la sua vera identità, più vicina alle tradizioni popolari del Sud Italia e anche dell’Estero, con particolare riferimento ai riti della Settimana Santa di Siviglia.

Certo, la Naca più che una rappresentazione tradizionale del Venerdì Santo rappresenta un percorso penitenziale, accompagnato dal silenzio (impressionante, per le vie e i vicoli della città, pari alla grande folla che assiste alla processione), con il solo suono della tromba e della troccola, uno strumento arcaico suonato in molte processioni del Meridione, reintrodotto nel 2013 proprio da Enzo Rotella (che lo suona) e dall’Arciconfraternita di San Giovanni. Lo strumento, che tradizionalmente sostituisce il suono delle campane (le quali non suonano durante la Settimana Santa), conferisce un suono cupo, e per questo emblema della penitenza, oltre a far concentrare l’attenzione sul rito, sul contegno del corteo storico che accompagna la Naca e sul nascosto pathos della Settimana Santa.

Un pathos presente fino a dieci anni fa, della cui assenza si è molto discusso. Al solo parlare di questo pathos, che alle volte suscitava discussioni o qualche spavento (soprattutto nei più piccoli fra gli spettatori) è seguito, all’articolo pubblicato l’anno scorso su questo blog, un articolo, vergato su un file word e quindi non uscito su giornali e siti internet – ma ben presente a chi se ne occupa e ama davvero la Storia della Naca di Mario Mauro, appassionato di Storia della città, guida turistica e autore di varie pubblicazioni su Catanzaro. Oltre che un articolo dettagliato sulla tradizione e sulle sue varianti (accolte più o meno bene dai fedeli o dagli storici) è sembrato in alcuni punti un “J’accuse” di zoliana memoria nei confronti di chi ha curato per anni la Naca e anche dei cittadini e dei fedeli che la seguono da anni, “rei” di avere accettato determinati cambiamenti del corso della tradizione. Certamente, la Naca ha avuto negli anni degli “accenti” che rispettavano ben poco la tradizione, e infatti .i “soldati romani con in testa orribili elmetti sormontati da spazzole di plastica del tutto simili a quelle usate per pulire i pavimenti, e con in mano lance che originariamente rappresentavano i sette dolori di Maria e non certo le armi di ordinanza dell’esercito capitolino “ è stato un bene eliminarli progressivamente. Ma bisogna legittimamente obiettare su un “J’accuse” per alcuni piccoli tratti ingeneroso come quello tracciato da Mario Mauro. Eh sì, perché ognuno ha il suo modo di vedere la Fede, e il fatto che la Naca sia un rito penitenziale più che una tradizionale processione del Venerdì Santo, non contraddice il pathos del Rito. Anzi, lo conferma, sia pure in maniera diversa. Il rispetto del rito penitenziale, infatti, non ha cancellato del tutto il pathos che lo storico cittadino vorrebbe eliminare completamente, e sbagliando di grosso. Il pathos, infatti, è più dosato ma proprio per questo si inserisce ancora di più nel silenzio della processione, senza eccessi smaccati ma rendendo tutti participi, ora in modo costante, dell’intensità emotiva della Passione di Cristo, peraltro già compiuta.

Una “polemica”, dunque, che ha avuto il merito salutare di avere ampliato il dibattito storico sulla tradizione della Naca, per quanto espressa con alcuni accenti un po’troppo spigolosi.

Ma ora è quasi il momento di assistere a uno dei più antichi riti calabresi della Settimana Santa, che uscirà dalla Chiesa del San Giovanni, in Catanzaro, venerdì 15 aprile alle 18.30, un orario sempre rispettato, salvo rare eccezioni, e la cui cadenza fa parte anch’essa della Tradizione, quella con la maiuscola.

Aurelio Fulciniti

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