SMOE. Un muro di mille storie.

“L’ emigrante è colui che lascia un luogo per un altro. I migranti sono masse in movimento”. Questa è una delle tante definizioni per l’opera #Emigranti (con tanto di hashtag, perché ormai è d’obbligo e non ci sta neanche male) che SMOE (al secolo Giorgio Marzo) sta attribuendo alla sua opera che sta venendo fuori su un muro di viale De Filippis, fino a poco tempo fa grigio e immerso nel grigiore come tanti altri circostanti. Su quel muro ex grigio, su un vivace sfondo giallo sta prendendo forma visiva una lunga storia di uomini, donne, bambini, viaggi, fortune e sfortune, treni, navi, aerei, nostalgia e amore.

Sì, perché se il viaggio è nelle terre lontane, la nostalgia è nell’amore per la terra di origine. La storia degli emigranti è lunga più di un secolo e purtroppo dura tutt’oggi, ma quando una vicenda così lunga viene raccontata per immagini da chi è partito e tornato, allora quel lungo viaggio viene raccontato da una prospettiva e con un rispetto del tutti diversi. Anche nelle facce ritratte, nelle loro espressioni, si riflettono mille parole. E appare sempre di più un omaggio a quelli che sono partiti, con la speranza e soprattutto l’auspicio di vederli tornare un giorno a mettere il loro rinnovato entusiasmo, le loro competenze e le loro fortune al servizio della terra natia. È l’auspicio di tanti nei confronti di tanti altri, ma stavolta ritratto in un’opera d’arte, un murales che diventa caleidoscopio di emozioni, in una delle vie principali di una città che con l’emigrazione ha sempre coltivato un sicuro debito di nostalgia in chi è andato via per bisogno o per lavoro e non per rinnegare le sue origini, come hanno fatto altri.

#Emigranti vuole ricordarci che un altro ritorno è possibile, ma ci parla anche di altre cosa. L’opera ci parla anche dei migranti, che poi sono gli emigranti di oggi che arrivano in una terra dalla quale di solito si è sempre partiti. Qui non si parla di nazionalità, di razza o di colore. E nemmeno si discute dell’ipocrisia sbattuta i faccia a chi fugge da guerre e miserie, rifiutandosi di capire che i motivi di chi arriva oggi sono gli stessi che hanno portato i meridionali all’estero o nei continenti più evoluti, i cui venivano accolti con indifferenza e nei peggiori casi con aggressivo di disprezzo.

#Emigranti ci racconta che la storia del viaggio della speranza è stata costruita da tutti noi. I corsi e ricorsi storici si ripetono purtroppo nello stesso modo e anche il linguaggio dell’arte, in questo caso nella sua oggettiva bellezza, può far riflettere e comprendere cosa siamo stati e come viviamo oggi.

Al di là del valore e dei tanti significati della sua opera, SMOE ha avuto anche una difficoltà, diciamo così “amministrativa” – ormai nota a tutti – che si è trasformata, contro le previsioni, in un grosso punto di vantaggio a suo favore, accattivandogli le simpatie di tanti cittadini di Catanzaro che vogliono crescere, ammirare e magari capire. Chiamati a raccolta da chi vuol fare anche dell’arte pura uno strumento di lotte politiche intestine e viscerali, i Vigili Urbani hanno notificato a SMOE un’infrazione per “mancanza di autorizzazioni” et similia. Quanto avessero ragione o meno, non si sa, tuttavia la reazione della cittadinanza c’è stata e con uno schieramento in grande maggioranza favorevole.

L’arte pura ha vinto ancora una volta. Fra pochi giorni e per sempre – una volta ultimata l’opera – passando per Viale De Filippis tutti avranno modo di osservare le immagini di una lunga storia che ha molto da insegnarci, dal passato al presente, fino ad oltre il futuro.

AURELIO FULCINITI.

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