Il Barocco del Professore.

O lo si stima, o lo si detesta. Il professore Vittorio Sgarbi da Ferrara, colui che è riuscito a rendere l’arte e soprattutto la critica d’arte dei fenomeni mediatici di largo pubblico da quasi trent’anni, non ha mai conosciuto mezze misure. Grande provocatore – sicuramente il più incisivo in Italia e non solo, vista la notorietà anche internazionale – ha sempre suscitato reazioni fra ammirazione ed odio. La sua vis polemica fuori dai denti e le sue posizioni politiche, lo hanno reso spesso inviso a quelli che erano in disaccordo con lui e, non di rado, anche a coloro che ci si trovavano d’accordo.

Sgarbi si può dire che è l’incarnazione del “tutto e contrario di tutto”. È tuttora ospite praticamente in tutta Italia, e da ogni parte riesce a portare acqua al mulino di chi lo ospita. Le sue provocazioni, anche estreme, suscitano critiche furibonde, ma – a notare bene – più che di intenzioni malevole si tratta spesso di affermazioni che hanno come “humus” autentico un fervido stimolo intellettuale.

Sgarbi è uno che vuole far discutere, e in questo ci riesce benissimo. E se c’è da attizzare discussioni da carboni ardenti nell’Italia dei mille campanili, mettendo una regione contro l’altra o una città contro l’altra, non si tira mai indietro. E nessuno come lui è riuscito, nell’ambiente di solito paludato dei critici d’arte, a reclamizzare e “vendere” la sua immagine con immutato successo.

La gamma delle sue provocazioni è infinita e coinvolge – o meglio, travolge – vari campi, ma quando veste i panni del critico d’arte le sue intuizioni sono sempre puntuali e veritiere. Nell’ultimo anno l’abbiamo visto spesso in Calabria e sabato 24 settembre, ha dato una definizione quanto mai veritiera – perché è quello che in tanti abbiamo sempre pensato – di un personaggio e un artista che per noi non ha bisogno di presentazioni: Mastro Saverio Rotundo, per tutti “U Ciaciu”. La definizione di Sgarbi sul nostro artista non si è fatta attendere: “Lui è la cosa più fantasiosa di tutta la Calabria, che tra l’altro è una regione piena di meraviglie. Lui è l’ultima delle meraviglie. Il barocco che non c’è stato in Calabria lo ha inventato lui, sia pure in ritardo. È un post-barocco, invece del post-moderno, nella crescita continua di una fantasia che non si limita, che deborda e che si muove ovunque. Abbiamo qui di fronte una facciata classicheggiante di età barocca e un barocco improvviso che scoppia, mentre tutti dormono. E alla fine, si svegliano la mattina e trovano Saverio che gli ha dato il barocco che non hanno avuto”.

Da oltre novant’anni di vita, sempre coerente e sempre Artista. E la foto di Sgarbi e Saverio, in quel ventre della balena che è il laboratorio del nostro artista sotto il portoncino di Piazza Garibaldi, in un groviglio zeppo di oggetti e rottami fra i più disparati, ci riporta quella vecchia, grande insegna ottocentesca in ferro che troneggiava, trent’anni fa, nell’ingresso del suo primo laboratorio in via Poerio, un po’ più sotto quello attuale. Un’insegna su cui spiccava una scritta che ormai è quasi un brand, un marchio degno di copyright: “Galleria d’arte dell’abbandono”. E oggi lui è ancora lì, sempre pronto a stupire di nuovo.

Aurelio Fulciniti

(foto di Oriana Tavano)

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