Il leone di ferro ruggisce ancora

Oggi, 2 giugno 2016, ha compiuto la bella età di 93 anni. Nell’ultimo anno ha dovuto rallentare la sua attività di fabbro-artista, a causa della frattura del femore che nel febbraio dello scorso anno lo ha costretto all’operazione chirurgica e ad una lunga convalescenza. Ma il leone di ferro, alias “U Ciaciu”, all’anagrafe Saverio Rotundo, sia pure a riposo ruggisce ancora. Non lo vediamo più trasportare da solo, per le strade della città, i carretti di ferraglia che gli sono sempre serviti per creare le sue opere, da perfetto artista del riciclo, convinto con piena ragione che “l’artista è un rivoluzionario, uno che riesce a creare una cosa unica, nuova, che non c’era prima”. Se la materia dell’artista non si trasforma per mano dello stesso, a dire di Saverio, chi ci lavora sopra può essere bravo quanto vuole, però non sarà mai un artista vero.

Nell’ultimo anno, lo si è visto a qualche mostra o evento, sempre circondato da chi, in tarda età, ha iniziato a riscoprirne – o a scoprirne di sana pianta, in alcuni casi – l’indubbio talento. Ma l’estate scorsa è capitato anche di vederlo sul lungomare, con l’inseparabile bastone e lo sguardo puntato verso l’orizzonte.

È facile identificarlo come un nomade dell’Arte Contemporanea. A chi non lascia finire il concetto, sostenendo che Saverio non si è mai mosso dalla propria città, bisogna sempre rispondere che lui in passato ha viaggiato molto, soprattutto da giovane ma anche in età matura, per raccogliere ispirazione e per diffondere la sua arte. E lo ha fatto sempre da autodidatta, anche quando si è diplomato all’Accademia di Belle Arti, dove si è distinto negli studi non per l’erudizione – che d’altronde detesta, in fondo, perché non fa parte della sua personalità – ma per l’esperienza che gli altri studenti non avevano. E non tanto per ovvi motivi anagrafici, quanto per una questione di mentalità. Chi ha sempre vissuto da artista, ha una marcia in più per insegnare, invece che per imparare.

Il nomadismo culturale di Saverio, emerge soprattutto nel rapporto che ha avuto con la sua città, per molti anni poco avvezza a giudicarlo dal punto di vista artistico e ritenendolo più che altro un fenomeno di folclore più che sottovalutato. Il suo nomadismo è emerso con la fantasia, la conoscenza del mondo e l’abilità di artista, che lo hanno portato ad elevarsi rispetto alla grande maggioranza dei concittadini, ad ampliare i propri orizzonti pur restando sempre nella stessa città e – concludendo – ad infischiarsene senza rimpianti. Qualcuno ha persino provato ad umiliarlo, ma lui, battagliero come sempre – e lo è ancora – non si è scomposto più di tanto.

Fra gli altri record, Saverio detiene quello di essere uno fra gli artisti più derubati in assoluto. Le opere che gli sono state trafugate, non si contano. Ci sono persone che lo hanno sempre snobbato, ma alla fine hanno utilizzato anche i mezzi meno leciti per ottenere una sua opera. Ad Anacapri  – dove è molto conosciuto, più come artista che come personaggio pittoresco e irriverente – gli hanno rubato un intero campionario di opere. E pure a Catanzaro, la sua città, i furti non sono mancati. Ma Saverio non ha mai denunciato nessuno. Fra le sue convinzioni ferree, ce n’è una più incrollabile di altre: l’arte appartiene a tutti. Per lui l’opera più bella non esiste, ma vale solo se piace agli altri.

Oggi, molti sostengono che la politica avrebbe dovuto conferire un riconoscimento ufficiale all’opera di un artista come “U Ciaciu”. Ma la verità è un’altra: Saverio ha sempre disprezzato la politica e tutto ciò che avesse a che fare col Potere, comunemente detto. In più occasioni, ha sostenuto che della politica non ci si può fidare, perché quando inizia ad avere a che fare con l’arte, quest’ultima ha finito di esistere. In varie occasioni, ha raccontato che il primo a suggerirgli ciò fu nientemeno che il Principe Antonio De Curtis, il grande Totò, durante un viaggio in treno fra Napoli e Milano, nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale. “Mai prendere nulla con loro, neanche un caffè”, fu il saggio consiglio di Totò. E dopo oltre settant’anni, Saverio è rimasto sempre della stessa idea. Qualche politico o amministratore locale gli si è avvicinato con intenzioni lodevoli, ma “U Ciaciu” ha accolto la situazione con assoluto distacco. E ha fatto bene, visto che alle tante buone intenzioni, a lungo andare è seguito solo parecchio fumo.

E oggi Saverio sta sempre lì, gagliardo come sempre, ad osservare e – chissà – pure a trarre ispirazione per qualche nuova opera.

Auguri, vecchio leone di ferro battuto.

AURELIO FULCINITI  

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