A chi fa paura l’Arte della Gioia?

Delle recenti polemiche ne parleremo più avanti, ma per adesso corre l’obbligo di iniziare dalla “foto di copertina”. L’opera di Giorgio Bartocci “Sanguinis Effusione”, che compare su un antico palazzo all’inizio di Corso Mazzini, risalta nell’immagine in tutto il suo splendore. Il contrasto fra il murales di Bartocci e la facciata retrostante dell’antico palazzo, conservata nel suo bugnato originale e “tagliata” dal sole, è semplicemente perfetto. A molti l’opera è piaciuta, e non possiamo che essere d’accordo. A costo di suscitare ulteriori polemiche, ci teniamo a sottolineare che non risulta un contrasto così scandaloso fra “Sanguinis Effusione” e il contesto circostante. E basta osservare bene, senza preconcetti, per capire che l’opera di Bartocci non ha discrepanze. Se è di rottura, si può dire che “rompe bene”. E in tutti i sensi, direbbe qualcuno dopo il bailamme un po’ stucchevole che si è creato in questi giorni intorno all’argomento.

Il vero scandalo, semmai, è costituito dalla macchina per le fototessera che, situata in basso a destra, ha impedito a Bartocci di concludere l’opera, che se completata avrebbe un impatto visivo ancora più ampio. Ed è di questo che avrebbe dovuto occuparsi il Comitato “Tuteliamo il Centro Storico”. Un comitato dal titolo meritorio – ed essenziale, in una città dove la parte più antica è stata sistematicamente deturpata – ma che, in alcune sue componenti (non in tutte) ha peccato di una certa miopia e di un approccio all’arte chiuso a riccio ed autoreferenziale. Nelle ultime ore, ad esempio, c’è chi si sofferma sul “come mai all’improvviso sono diventati tutti esperti d’arte”. Questo significa non vivere la città, perché fra gli esponenti del Comitato ci sono anche degli artisti quotati e riconosciuti, ma anche – se ci è consentito dirlo – un po’ peccatori di presunzione. Grazie ai ragazzi di ALTrove e al Marca, in città molti giovani (e non solo) stanno iniziando ad appassionarsi all’arte ed a distinguere, con valide capacità intellettuali. Senza contare, poi, che queste iniziative sono in mano a giovani che in fatto di preparazione culturale hanno capacità da vendere. Se cercare il dialogo, per alcune associazioni facenti parte del Comitato, significa chiudersi nella torre d’avorio di biblica memoria e convincersi di avere la ragione solo dalla propria parte, allora questa città può abbuffarsi unicamente del suo grigiore. E questo non ci sta bene e non sta bene a molti. Arte significa occasioni di confronto, dialogo e sguardi fissi verso nuovi e più ampi orizzonti. Di sicuro, non vuol dire chiusura mentale. Se umiltà ci deve essere, è bene che arrivi da entrambe le parti. Ma in questo caso – e dispiace dirlo – l’umiltà è mancata proprio da chi avrebbe qualcosa da insegnare, e non da chi ha qualcosa da apprendere.

All’interno del Comitato, c’è un’associazione molto utile alla città e presieduta da un carissimo amico di chi scrive, ma che stavolta si è tuttavia piegata a guardare la situazione coi paraocchi. Un murales dipinto da un artista selezionato come sempre da ALTrove fra i più emergenti e bravi in Italia e all’Estero, non può essere minimamente paragonato a chi scrive inutili e osceni scarabocchi sul muro con la bomboletta spray. Non si può mischiare arte e robaccia nello stesso calderone. I graffiti senza senso e le scritte senza vergogna appartengono alle indegnità da cancellare, per il decoro del Centro Storico. Ma il murales di Bartocci, con tutto il rispetto per le diverse opinioni, è un’opera d’arte. I ragazzi di ALTrove non sono degli inesperti e sanno dove collocare le opere, studiando bene le “location” e il contesto. Se dei giovani costruiscono un progetto culturale duraturo per la propria città, è perché la amano. E mai la distruggerebbero, visto che ci hanno già pensato in maniera abbondante le generazioni precedenti. E per questo vanno supportati con le azioni e col dialogo, nel comune sentimento di amore per la città.

Si può condividere la giustificata apprensione per le sorti del Centro Storico, massacrato da misfatti edilizi perpetrati da privati cittadini e di cui le associazioni – salvo rari casi – non si sono mai occupate, ma le chiusure mentali non portano a nulla.

Quella dei murales (e non solo, ma anche delle mostre e di tutto il lavoro di riscoperta dei tesori perduti della città) è l’Arte della Gioia, amici. Non deve fare paura ma, anzi, deve portare un po’ di aria nuova, di dialogo e di riscoperta della Storia e delle tradizioni in una città dove la lagna continua e l’insopportabile pessimismo cosmico continuano – in alcuni casi, a spadroneggiare. La città è di tutti, e non di pochi. E per questo è bene che sia vissuta in maniera diversa, più colorata e solare. Solo così il vento, già impetuoso di per sé, può soffiare nella giusta direzione.

AURELIO FULCINITI

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