Pino Daniele con Eduardo: una comune eredità

Pino Daniele ed Eduardo De Filippo: due napoletani simili, soprattutto nel distacco. A partire dalla dolorosa notizia della scomparsa del grande cantautore e bluesman partenopeo, si sono sprecate le assonanze e i paragoni con tutti gli altri artisti del passato che hanno fatto grande Napoli, entrando poi a testa alta e con classe nel cuore e nell’immaginario collettivo nazionale. Ma quello con Eduardo è il paragone senz’altro più calzante. Napoletani atipici, ma non perché privi dell’animo partenopeo, pur lontani come residenza dalla metropoli del Sud, bensì perché pur essendo intrisi nella pelle di Napoli riuscirono a sviscerarla con efficacia ma a momenti anche quasi con distacco, eliminando i luoghi comuni e traducendola nella realtà, a volte cruda e più spesso poetica ma sempre chiara e palpabile. Chi scrive, essendo cresciuto fra l’altro non solo con la musica di Pino Daniele, ma anche con quella di James Senese, Tullio De Piscopo ed Enzo Avitabile, non può non citare i “Napoli Centrale” e un pezzo come l’incazzato E magnete ‘o limone (da ascoltare assolutamente), che si ricollega con perfetto aggancio al primo album di Pino Daniele, “Terra mia” e al brano di quell’opera prima che ha avuto più successo negli anni, dopo la celebre Napule è: ‘Na tazzulella e cafè. E non è mistero che ad Eduardo De Filippo il pezzo piacesse molto, come dichiarò lo stesso Pino Daniele in un’intervista televisiva nel programma “Storie” di Gianni Minà, trasmessa a fine anni Novanta. “Na tazzulella ‘e cafè, cu ‘a sigaretta ‘a coppa pe’ nun vedé che stanno chine ‘e sbaglie, fanno sulo ‘mbruoglie, s’allisciano, se váttono, se pigliano ‘o ccafè. E nuje passammo ‘e guaje, nuje nun putimmo suppurtà. E chiste, invece ‘e dà na mano, s’allisciano, se váttono, se mágnano ‘a città”. Nel blues entra a piedi pari la denuncia sociale, desolata come, ad esempio, Il sindaco del Rione Sanità di Eduardo.
Caratterialmente bruschi e scorbutici, nell’arte come nella vita Pino Daniele ed Eduardo non scesero a compromessi, parlando chiaro e soprattutto rifiutandosi di contaminare sé stessi con altre forme di notorietà. È rimasta celebre la risposta di Eduardo quando lo chiamò al telefono la televisione: “Aspetti un attimo che le passo il frigorifero”. Non una leggenda, ma una frase che fu confermata anche dal diretto interessato. E nota era anche l’antipatia di Pino Daniele nei confronti degli “one man show” dei colleghi. In una famosa intervista, ad esempio, criticò aspramente “Anima Mia” con Claudio Baglioni e Fabio Fazio dicendo provocatoriamente di voler replicare con un suo ipotetico show dal titolo “L’animaccia tua”. La notorietà appartiene all’artista e non alla persona, e quindi non bisogna abusarne, sostenevano i due grandi artisti partenopei.
L’altro punto in comune fra Pino Daniele ed Eduardo De Filippo fu la ferrea intenzione di entrare nei miti popolari e sublimarli con grande naturalezza, lontani dai clichè ma vicini nella partecipazione. Come non ricordare un vecchio dialogo televisivo “dietro le quinte” con Anna Magnani, in cui Eduardo le dice: “Io vengo a teatro solo quando reciti tu”. E qundi come non citare un capolavoro assoluto di Pino Daniele come Anna Verrà, dedicato a Nannarella ma che possiamo prendere in prestito e attribuire a tutte le “Anne” del mondo, se ce n’è qualcuna nella nostra vita, nel nostro passato o nei nostri pensieri: “Anna verrà, col suo modo di rubarci dentro, di sorridere per questa libertà , noi che abbiamo un mondo da cambiare, noi che guardiamo indietro cercando di non sbagliare”. Lirica pura.
Due artisti con molti punti in comune, ma uno soprattutto: il restare a lungo nel tempo, con opere, testi, voci e canzoni.

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