Uno Zanetti ci sta bene accanto a un Ceravolo.

Un premio così importante, dedicato a un presidente di società, Nicola Ceravolo, che è stato un campione di fair-play, non poteva che spettare a Javier Zanetti. Non occorre essere interisti – basta solo essere obiettivi, anche se sappiamo che nell’essere tifosi di calcio, attività faziosa quant’altre mai, significa chiedere davvero troppo – per capire che Zanetti in oltre vent’anni di carriera in maglia nerazzurra ha rappresentato un’icona davvero unica di correttezza ed eleganza in campo e fuori dal campo. “Un italiano come noi”, è stato definito dal giornalista Italo Cucci in occasione della consegna del premio. Anzi, più di noi, c’è da aggiungere. E proprio in quanto argentino, e quindi diverso dagli altri, ma così profondamente affine a un modello di sportività che in Italia si è praticamente quasi perso. Di Zanetti, infatti, non si ricordano insulti agli arbitri, né scaramucce e manie di superbia con gli avversari, che fossero colleghi in campo e tifosi sugli spalti.

Un Signore, in pratica. L’esatto contrario, per esempio, di un Antonio Conte, che all’edizione del Premio Ceravolo che gli fu attribuita, finì con il causare incidenti fra il pubblico avendone quasi piacere. Se fosse accaduta una cosa simile con Javier Zanetti, siamo sicuri che lo stesso campione argentino sarebbe intervenuto per censurare l’accaduto e placare gli animi.

Ma gli incidenti dell’edizione con Antonio Conte erano prevedibili, e sono riconducibili al tifo bianconero, che è numeroso e pletorico per definizione, in quanto accoglie proprio tutti. Ci sono juventini onesti e obiettivi, ma c’è anche una fetta di pubblico che il fair-play non sa neanche dove sta di casa. Non si offenda nessuno – d’altronde non facciamo di tutta l’erba un fascio – ma c’è gente che accusa gli altri di non saper perdere e poi non sa nemmeno vincere. “Questi giovani d’oggi non rispettano neanche il rispetto”, è la battuta di un vecchio film di Bud Spencer e Terence Hill. E anche quelli più grandi d’età, spesso, in questo caso. Da chi vanta un presunto stile Juve ci si aspetterebbe un minimo di stile. E condiviso, possibilmente.

In tal senso, è da elogiare il comportamento dei fan interisti durante la cerimonia di consegna del Premio Ceravolo al Teatro Politeama. Sciarpe dell’Inter e del Catanzaro hanno condiviso la scena senza prevaricazioni e senza insulti, nel comune rispetto di squadre che anche in un momento di difficoltà sono sempre nel cuore dei loro tifosi. E lo stesso sarebbe accaduto – ne siamo certi – se a contraltare ci fosse stato il Milan, o la Roma, o la Lazio, o la Fiorentina, o il Napoli.

Fair-play e classe condivisa, dunque. Questo vorremmo in tutto l’ambiente del calcio italiano, magari a partire da Zanetti e dall’esempio che portò Nicola Ceravolo.

Fra il pubblico, alla consegna del premio, era presente anche il presidente del Cosenza, Guarascio. Forse in qualità di interista, ma ricordiamo che Ceravolo andava al derby, al San Vito, e veniva rispettato. E il Catanzaro vinceva, mica perdeva. Oggi, in tempi così immaturi, sarebbe potuta accadere una cosa del genere a parti invertite, che sappiamo, al Rendano di Cosenza? Certo che no. Il fair-play non si compra, ma almeno ogni tanto arrivano Ceravolo e Zanetti a ricordarcelo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...