Ha 92 anni, però li porta malissimo.

In questa città ci passano tutti di fronte, ma – distratti come sono – probabilmente non ci hanno mai fatto caso. Ebbene, il dubbio è meglio toglierlo subito: la scalinata esterna del Teatro Masciari non ha più le erbacce, ma vista da vicino oggi è molto peggio di quello che sembra. Quando passate lì di fronte, avvicinatevi e scoprirete che, ad esempio, alcuni pezzi della balaustra sono stati distrutti e smontati, mentre altri invece stanno per cadere. Il cittadino che passa di fronte a quello che, nonostante i massacri, rimane – non si sa ancora per quanto – un piccolo gioiello, dovrebbe provare un brivido di vergogna per conto terzi, per colpa dei figli degeneri di questa città che, passando di lì non trovano di meglio che danneggiarlo. Minorenni non solo di età, come è molto probabile, ma anche di mente. Per non dire altro.

E pensare che su quella scala, negli anni Venti di un secolo passato ma ancora in qualche modo presente, entravano e uscivano, in abito da sera, i signori e le signore della belle epoque. Altri tempi, altra gente, altra classe, ma soprattutto altro orgoglio. Nel 1923, anno della fondazione del Masciari, i presenti non potevano pensare che oggi, nel 2015, quella scala sarebbe diventata il simbolo – si fa per dire – di una città che abbandona qualsiasi cosa e la lascia crogiolare nelle macerie, abitata da gente che nella stragrande maggioranza dei casi possiede un senso di appartenenza prossimo allo zero, praticamente quasi rasoterra.

La scala, non dimentichiamolo, è posta inoltre davanti alla “Casa dei cittadini”, vale a dire al Comune. Esistono, pare, dei progetti che riguardano il Masciari, ma da un paio d’anni non se ne sa più nulla. E ci piacerebbe sapere se esistono ancora, oltre alle parole e alle promesse.

Ma i cittadini hanno anche, come sempre, la loro parte di colpe. L’iniziativa “Salviamo il Teatro Masciari”, tempo fa, riscosse un grosso successo, con oltre 12.000 firme – moltissime, in una città di dormienti – con il gran finale dello spettacolo “Solo Anna”, monologo dell’attrice Lidia Vitale, messo in scena proprio nel cortile del Comune (altro bel posto, ma da dormienti non ci si fa mai caso). E oggi, che fine ha fatto l’iniziativa? Con 12.000 aderenti dovrebbe essere in piena attività, se non altro per un dodicesimo, invece sonnecchia.

Una scalinata che ha 92 anni, però li porta malissimo.

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