Tutti in cabina.

Di cabine ce ne sono tante. Per i telespettatori di una volta, la cabina per eccellenza era quella dei giochi a quiz di Mike Bongiorno, con il concorrente in cuffia pronto a rispondere. Per i cinefili, invece, è la cabina (intesa come stanza) della nave in “Una notte all’Opera” dei fratelli Marx, dove Groucho riesce ad infilare praticamente di tutto fino all’impossibile, cose e persone insieme. Ma, più famosa di tutte, è la cabina telefonica. E quelle rosse inglesi sono al primo posto, come nella scena della telefonata anonima – sempre restando nel tema cinema – in “Charleston” con Bud Spencer: “Pronto, questa è una telefonata anonima: vorrei parlare con quel figlio di buona donna del sergente Roy”. E di seguito la risposta/domanda: “Chi parla?”. “Ma non può mica chiedermi chi parla, questa è una telefonata anonima”.

Oltre a quelle inglesi, anche le cabine telefoniche italiane hanno il loro fascino. Ci hanno accompagnato per molti anni, fino alla diffusione planetaria dei cellulari, e nel nostro Paese ce ne sono ancora in giro, ma apprendiamo che Telecom in molte città e paesi d’Italia le sta smantellando. Consentiteci il termine, ma stanno facendo una delle più grandi cavolate della storia. “Il telefono, la tua voce”, recitava lo slogan della Sip di quando eravamo bambini. Anche oggi è così, ma quando vi si scarica il cellulare e siete in giro di notte in una zona a quell’ora deserta e magari pure in difficoltà, che fate? Alla peggio, cercate una cabina telefonica. Non succede spesso, ma qualche volta capita. Questa Apple, tanto per dirne una, è riuscita ad inventare di tutto ma non il cellulare che si ricarica con il movimento del braccio. In quello ci sono arrivati prima gli svizzeri con gli orologi. Forse ci riuscirà qualche altro concorrente, ma siamo lontani. Oggi se vi si scarica il cellulare in notturna, sono cavoli amari: ci vuole la corrente elettrica, e la presa mica la trovi ad ogni angolo di strada. E sono anche cavoli nostri. E non è un fatto secondario.

Delle cabine telefoniche di tanti anni fa, invece, tornano in mente le vacanze in Sila di metà anni Ottanta dove il cellulare non ce l’aveva proprio nessuno e si formava la fila di persone al telefono pubblico di Villaggio Racisi, con i gettoni saltellanti in mano, in attesa di poter chiamare. E il gettone telefonico? Favoloso! E le schede telefoniche? Quante ne abbiamo consumate! Il maggior vantaggio del cellulare o satellitare che sia è che non devi stare attento ai gettoni: puoi chiamare e parlare quando vuoi. Più che la tua voce, è un vocione.

Ode, dunque, alla cara, vecchia cabina telefonica. Sembrerà anacronistica, ma serve ancora. Non ci credete? Speriamo che non dobbiate accorgervene presto.

AURELIO FULCINITI

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