Il Rossi della discordia.

Per iniziare questo articolo bisogna partire dalla foto che lo accompagna, che ritrae uno scorcio di uno dei cortili interni più suggestivi – e, dispiace notarlo, delle volte anche sconosciuti, nonostante in molti abbiano visitato, anche per curiosità, il palazzo di cui fa parte – della città. È il cortile interno dell’ex Orfanotrofio, per tutti Istituto Rossi. In una città dove le ristrutturazioni e i restauri di luoghi storici vengono effettuate – a volte – con un tasso di eleganza non proprio perfetto, almeno in questo caso è stato restituito alla città un vero gioiello, in molte sue parti. Accanto all’Istituto c’è l’Oratorio del Carmine, anch’esso restaurato in maniera perfetta e che oggi ospita le funzioni della chiesa omonima e adiacente, da anni in abbandono per restauri che non possono essere completati per meri motivi economici. Eppure anche la chiesa meriterebbe, eccome, per molti motivi, non ultimo quello di essere una delle chiese che ospitano, ogni quattro anni, la custodia della Naca con l’uscita e il rientro in processione.

Un vero gioiello, dunque, l’ex Istituto Rossi – e a tal proposito si prega di ammirare la facciata posteriore, che svetta imponente in un quartiere minuto e ricco di storia come la Grecìa, luogo storico in cui si dice che ebbe origine il primo nucleo di una città che molti suoi abitanti si ostinano a considerare un brutto anatroccolo quando in realtà è una riconosciuta (da fuori) bella addormentata (forse troppo addormentata, se vogliamo dire tutta la verità sino in fondo).

Un luogo della discordia, in questi giorni, il Rossi. Attualmente è sede del Polo Didattico del Conservatorio “Federico Torrefranca” di Vibo Valentia. E lo è da alcuni anni, nonostante molti cittadini, entrati per assistere a dei concerti dicano di “non sapere che qui c’era un conservatorio”. Ci si chiede, a questo punto dov’è che vivano,  alcuni residenti di questa città. In questi giorni, invece, tutti si stanno ricordando che c’è un Conservatorio, da quando il Comune ha voluto che l’istituzione musicale si sposti presso l’ex scuola Carbone per lasciare i locali del Rossi alla facoltà di Sociologia dell’Università “Magna Graecia”. In merito a tale diatriba non ci si sente di intervenire perché sia il Conservatorio che la Facoltà (e magari anche qualche altra istituzione culturale, in futuro) rappresentino un fiore all’occhiello e necessitino quindi di una sistemazione adeguata e soprattutto duratura nel centro storico. Questo è l’essenziale, il resto spetta a chi gestisce.

Ma, per concludere, è interessante che una diatriba del genere accenda almeno un po’ i riflettori su luoghi storici e istituzioni culturali bistrattate che meriterebbero una quotidiana attenzione. Sì, perché è irritante sentir dire una persona giovane che mastica musica e si trova attualmente fuori Catanzaro – si badi, prendiamo un esempio a caso – una frase come questa: “Ah, c’è un Conservatorio a Catanzaro? Io l’ho sempre trovato chiuso”. Qualcuno parlerà di ironia, ma l’ironia cittadina suscita da sempre diverse sensazioni, fra le quali un certo, malcelato fastidio. Parlare di questi luoghi e di queste discussioni può avere un effetto positivo: risvegliare la cultura, grande assente nei pensieri del luogo.

AURELIO FULCINITI

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