Passaggi in Corso.

In questa città abbiamo perso tante cose, ma siamo stati capaci di perdere anche la dote più preziosa: la classe. Sì, perché solo un popolo privo di classe e di stile può abbandonare un salotto come corso Mazzini, uno dei luoghi che le altre città calabresi – di solito non tenere verso la nostra, per motivi di invidia e non solo – hanno sempre ammirato. Invece il cittadino medio, pronto al lavaggio del cervello, si è fatto distrarre verso le periferie dei centri commerciali da progetti più o meno occulti, proprietari di immobili attaccati al centesimo e imprenditori (soprattutto piccoli) che dopo aver dato lustro per anni al corso cittadino hanno preferito spostarsi al coperto, nelle periferie, senza provare alcuno scrupolo nell’aver distrutto il tessuto economico di una via che ha una storia più che centenaria e che meritava ben altra attenzione.

Ma anche i cittadini hanno dato una grossa mano a tutti quelli sopra citati, perché ciò accadesse. Un certo tipo di cittadino medio, da persona di classe è diventato di periferia. In tutti i sensi. E quindi si lancia nel luogo che gli è congeniale come mentalità.

Ci sono negozi che hanno chiuso e non hanno più riaperto (dopo la chiusura del punto vendita Oviesse-Conad in Piazza Matteotti, Catanzaro è forse l’unica città d’Italia a non avere i grandi magazzini nel centro storico), “plurimarche” che dopo un’attività trentennale hanno spostato la loro attività per puro interesse personale e non certo per motivi economici, anche perché la clientela non mancava. A Catanzaro centro, per esempio, non esiste un negozio di scarpe di qualità, ed è un altro scandalo.

Nessuno di questi negozi è stato sostituito da esercizi commerciali di pari livello. In Comune finora ci hanno riempiti di parole con il rilancio, per esempio, di una Galleria Mancuso oggi abbandonata ma che avrebbe dovuto vedere il rilancio con negozi di aziende famose, ma ad oggi non si è visto niente di niente.

Se poi a questo ci mettiamo iniziative comunali come l’isola pedonale, apprezzate dai cittadini ma nei fatti quasi mai applicate, c’è da dire che anche dal punto di vista amministrativo stanno diventando periferici, anche come mentalità. Senza contare le strisce blu dei parcheggi che nella zona marinara non esistono perché “Lido deve crescere”. E il Centro Storico no?

Tutto troppo miope per essere vero, ma purtroppo è realtà.

Ma nel corso Mazzini c’è chi resiste. Resiste chi ha classe, chi sa vendere, chi privilegia la qualità (possibilmente alta), chi riesce ad accogliere il cliente, chi ha professionalità. Ci sono anche quelli che non ne hanno, ma sono già chiusi o in via di chiusura. In un negozio “storico” di Catanzaro, che adesso si è trasferito in Galleria Mancuso, non avranno mai difficoltà a cambiare un capo di abbigliamento, anche senza scontrino. Sono talmente sicuri dell’esclusività e della qualità della loro merce, che non hanno alcun dubbio di avervela venduta e soprattutto che sia la loro. Provate a chiedere la stessa cosa a un’anonima commessa di un centro commerciale? Provate…

La decadenza di un luogo così è questione di classe. Non c’è da chiedere tanto: basta che ritorni la classe, oggi offuscata dalle periferie.

La periferia non è un luogo, né un’offesa, bensì la metafora di una città tagliata in due anche nel rispetto e nell’appartenenza.

AURELIO FULCINITI

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