Iati cogliti riganu ara scisa i Paola

Il titolo di questo pezzo lo dedichiamo ai rossoblù doc, quelli che “noi cosenDini non abbiamo accenDo”, e logicamente in quanto doc non possono che essere tifosi di una squadra che ha cambiato denominazioni ed acquistato titoli sportivi come fossero caramelle ed è riuscita nell’impresa di fare una stracittadina contro il nulla. Per nulla intendiamo una squadra con lo stesso nome che è volata via come un soffio di vento, tanto per restare nel tema  giallorosso. Anche oggi, come succede regolarmente da 31 anni a questa parte, si tratti di Serie B, C/1 o Lega Pro, sono sempre lì, chini, a raccogliere origano. E non solo alla discesa di Paola. Qualche mese fa, in Coppa Italia, hanno avuto il loro momento di gloria vincendo contro una squadra di riserve, ma in campionato per quanti sforzi facciano c’è sempre il cestino per l’origano a fargli compagnia. Ne raccolgono da oltre sessant’anni, quelli dall’unica loro vittoria in campionato, e da allora hanno fatto anche una buona scorta di patate, sempre in senso metaforico. Sono patate a livello di gol, e ognuna vale per sei. Un certo Massimo Palanca, per esempio, gliene ha portate in dote cinque, che moltiplicate per sei cadauna fanno trenta. Mica male come bottino! Altre diciotto patate le ha portate sul groppone rossoblù Leonardo Surro, dodici Roberto Tavola e sei Paolo Benetti e Gregorio Mauro. Mica male come raccolta di tuberi, a cui oggi si sono aggiunte quelle dell’ultimo arrivato, Vittorio Bernardo. Invece l’ultima patata cosentina, che invece di proliferare si è rimpicciolita ed è diventata microscopica, risale al lontano 1984 e fu opera di tale Fabrizio del Rosso da Montecatini Terme, al quale i cusenDini dovrebbero fare un monumento a futura memoria, visto e considerato che da 31 anni non riescono a vedere la porta.

È mancato un gol su rigore, alle vittorie giallorosse nel corso degli anni. Ma il motivo lo spiegò simpaticamente il grande arbitro Concetto Lo Bello, negli anni Sessanta di un secolo appena passato, al presidentissimo Nicola Ceravolo che lamentava la mancata concessione di un rigore sul campo del Cosenza, dopo una partita finita in parità: “Ma lei veramente pensava di vincere il debby con un rigore fischiato da Lo Bello?”. Ma chi se ne importa del rigore: non ha musica, come diceva Pelè. Un colpo di testa di Palanca o di Vittorio Bernardo vale quanto una sinfonia.

AURELIO FULCINITI

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