Sanremo non è Sanremo. Ma in compenso pare che lo Spirito Santo sia tornato di moda.

Dicono che ci sia il Festival di Sanremo. Ma perché, esiste ancora? A tutt’oggi c’è una sola opinione accettabile sul Festival, ed è quella che espresse Beppe Grillo nel 1988 sul palco dell’Ariston, quando faceva il mestiere che gli è riuscito meglio di tutti: il comico. O anche il predicatore, se volete, che pur suscitando risate diceva delle verità, anche piuttosto scomode. Fare il politico è un’altra cosa, ma in questo momento vogliamo parlare di Sanremo e di musica, della poca che c’è rimasta in quella che doveva essere esclusivamente una kermesse musicale, ma col passare degli anni ha mantenuto una dimensione da circo Barnum all’italiana, che negli intermezzi mette in evidenza tutti i difetti di questo Paese. D’altronde, cosa c’è di più nazional-popolare del Festival? Il conduttore più longevo del Festival è stato, non a caso, Pippo Baudo, uno che dal suo punto di vista aveva capito tutto ed assecondava con furbesco compiacimento lo “spettatore medio” senza esclusione di colpi. Tornando a Beppe Grillo, ci sentiamo di condividere in pieno, ancora oggi, le sue affermazioni del 1988, e non siamo affatto pentiti: “C’è un dirigente che tutte le mattine mi chiama e mi dice: “Vai e fai il colpo, il colpaccio! Sul Festival, dì quello che vuoi, trasgredisci!”. Cosa volete che dica io sul Festival, che è una cosa innocua? Trasgredire sul Festival? Il Festival…..fa schifo!!!”. Quest’anno si è vista molta minutaglia, “ospitate” senza infamia e senza lode, “big” di livello che in gara tutto sommato ancora non hanno lasciato il segno (se ancora ce l’hanno, alcuni di loro, mentre da altri aspettiamo di essere smentiti) e qualche piacevole novità fra le Nuove Proposte. Il Festival alla fine è inevitabile osservarlo, in modalità più o meno “zapping”, se non altro come argomento di conversazione.

E a proposito di “predicatori” non possiamo non citare la famiglia Anania, nostra concittadina, con ben 16 figli. La battuta è ironica e ce la perdonerete, soprattutto in confronto ai giudizi, alle offese e agli insulti che hanno subito dal popolo del web. Cose indescrivibili e indegne. Una volta, in questi casi, ci si limitava a dire, se non si era d’accordo, parole come “bigotti”, per essere cattivi al massimo, o al limite “un po’ fissati”. Invece, leggendo i commenti sui siti o sui social network, è capitato di notare una fetta di Italia che in fatto di insulti e giudizi sommari sa come toccare il fondo e non conosce ostacoli. Si sono esposti, gli Anania, con molta serenità, ma una domanda scorre in mente da due giorni: che hanno fatto di male per essere soggetti ad attacchi così spudorati?

Non è che in Italia i veri razzisti stanno diventando quelli “di larghe vedute”?

Due cose è stato facile notarle, nell’ospitata della famiglia Anania: non si parlava così tanto di Provvidenza fin dai tempi di Alessandro Manzoni e lo Spirito Santo pare che sia ritornato di moda (e non accadeva da tempo).

Ognuno è libero di fare le sue osservazioni e critiche, che siano a favore o contro, ma con un decoro che fino ad oggi – e lo abbiamo notato con evidenza – è stato spesso assente, per non dire altro.

AURELIO FULCINITI

 

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