Sergio Saviane, il Satiro.

Di satira ce n’è tanta. Qualche volta intelligente, molto spesso – soprattutto al giorno d’oggi – deficiente. Però, ad attenuante – se così possiamo dire – di quest’ultima, c’è da dire che la qualità della satira dipende dalla qualità del materiale (umano e non) che la ispira. E in questo caso oggi siamo prossimi non allo scadente, bensì all’infimo, in molti settori. Ma il vero maestro della satira elegante ma incendiaria, che non guarda in faccia nessuno ma tralascia la volgarità, è stato uno solo: Sergio Saviane. Nacque a Castelfranco Veneto (Treviso) il 18 aprile 1923 ed è stato il primo critico televisivo italiano, senz’altro il più caustico e randellatore. Fino a poco tempo fa apparteneva alla categoria dei “dimenticati”, ma qualcuno lo sta riscoprendo. E di un personaggio la cui biografia più recente si intitola – con rispetto parlando – “Il rompicoglioni” non si può che raccontarne la storia. Al suo confronto, i critici televisivi che oggi compaiono sui giornali, dai più “togati” ai più improvvisati, sono nati tutti idealmente in provincia di Lecco e dunque già dall’anagrafe predestinati alla piaggeria. In 25 anni, fino al 1988, su “L’Espresso”, con la sua rubrica ha costruito una lunga serie di nemici, con una tv che in confronto alla nostra di oggi – della quale preferiremmo non parlare – era una sorta di accademia di stile. La parola “mezzobusto”, per esempio, l’ha inventata lui. E di certo non in senso elogiativo.

Di libri ne pubblicò tanti, anche famosi, all’epoca. Ma uno in particolare oggi andrebbe ripubblicato: “Dietro il video”. Introvabile da anni, si apre con un incipit folgorante: “G. B. Sandley, telecronista della BBC, aveva un solo difetto: quello d’essere piuttosto grasso. Un giorno fu mandato in un sommergibile di nuova fabbricazione per un servizio in presa diretta: salì a bordo, intervistò il comandante, quindi, sempre inquadrato dalle telecamere, tentò d’infilarsi nel boccaporto per andare in sala macchine. Ma non aveva fatto bene i conti con la sua mole: appena infilò le gambe nel boccaporto rimase bloccato. In principio i marinai lo guardarono un po’ imbarazzati, poi cominciarono a spingerlo per farlo entrare. Niente: la pancia di Sandley resisteva e il boccaporto rimase otturato. Ci vollero alcuni minuti prima che Sandley, sempre inquadrato dalle telecamere, riuscisse a penetrare, spinto con forza dall’equipaggio, nell’interno del sommergibile. Alla fine riuscì. Da quel giorno Sandley divenne il telecronista più popolare della BBC. Costringendo gli operatori ad inquadrare la sua grossa pancia, aveva polarizzato l’attenzione di tutti i telespettatori compresi quelli che preferivano, alla riprese della sala macchine d’un sommergibile, i concerti di jazz, le riviste o i servizi sportivi”. Come dire: se la celebrità è una questione di sedere, in senso metaforico, quale idea migliore se non quella di prenderla alla lettera? E dallo stesso libro, un’altra definizione micidiale: “In tutte le reti televisive straniere, il bollettino meteorologico viene trasmesso anonimamente, con una rapida sequenza di immagini e di cifre, solo per far conoscere agli ascoltatori il tempo presumibile del giorno dopo. In Italia, chi legge il bollettino, del giorno prima, rischia di diventare capo del governo”. E infatti il decano dei metereologi dello schermo, il mitico colonnello Bernacca, per lui era “il Toscanini del piovasco”. Con i “Toscanini” di oggi, e ce ne sono pochi ma grigi come una perturbazione, uno come Saviane si divertirebbe poco. Ed ecco perché oggi i nativi di Lecco impazzano, in una tv dove all’epoca la categoria era – sempre da una sua definizione – dei “pippibaudi” ed oggi è dominata da signore di cui per cavalleria, ma soprattutto per decenza, ci asteniamo dal fare il nome.

Ma con i politici di oggi uno come Saviane si divertirebbe, eccome. E lo farebbe senza riguardi, lui che scrisse il libro che molti sognano di scrivere: “Caro nemico ti scrivo”. Un titolo che da solo vale il Pulitzer, con in copertina una caricatura di Saviane che sguaina una grossa penna stilografica a mo’ di spada in duello. Alta classe. Grande giocatore di carte e fluviale bevitore di prosecco, invitava a cena gli amici e i nemici famosi, ma subito dopo li massacrava. Di parole scritte, ovviamente. E con qualche rischio: Irene Pivetti, presidente della Camera, gli mandò la Digos a pedinarlo sotto casa, condannandolo con querela a un risarcimento milionario (di lire) pagato da un certo Indro Montanelli…

Il buon Saviane non si lamentava, essendo stato nel 1977, con Vincenzo Sparagna e Andrea Pazienza, fondatore del più grande giornale satirico italiano, rimasto insuperato: “Il Male”. Era il settimanale che uscì con la clamorosa promozione “dieci grammi di droga gratis”, in realtà una bustina di pepe in omaggio. O le false prime pagine dei giornali, complete di frottole in ogni dettaglio, come “Lo Stato si è estinto” di Repubblica o la delegazione Onu con gli extraterrestri sul Corriere della Sera: “Arrivano da un’altra galassia”. Ma la trovata più clamorosa fu, nel 1979, il titolo del Giorno, “Tognazzi è il cervello delle Br”, con la notizia del clamoroso arresto dell’Ugo nazionale ripresa su altre false prime pagine di La Stampa e Paese Sera. Il grande attore si prestò senza battere ciglio, rivendicando a spada tratta “il diritto alla cazzata”.

E oggi, a tredici anni ed oltre dalla scomparsa ci vorrebbe anche oggi un Sergio Saviane, pronto anche lui a rivendicare il diritto alla cazzata. Il suo e il nostro.

AURELIO FULCINITI

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