Tanti saluti da Margherita.

C’è anche una rubrica della Settimana Enigmistica, con questo nome: “Forse non tutti sanno che…”. E la stessa cosa potremmo dirla ai cittadini di Catanzaro: “Forse non tutti sanno che…è la città più verde della Calabria e una delle città più verdi d’Italia”. Sono dati statistici e ufficiali, che specificano come ogni abitante della città dei tre colli abbia a disposizione 36,4 metri quadri di verde. Mica pochi!

E oltre al Parco della Biodiversità Mediterranea, ormai famoso in tutta Italia, c’è anche il giardino “storico” della città: “Villa Margherita”. Inaugurata il 21 gennaio 1881, fu chiamata così in nome della regina Margherita di Savoia, in visita quel giorno col re d’Italia Umberto I. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con impeto di patriottismo, venne intitolata come “Villa Trieste”. Dotata di una ricca flora di varie specie botaniche, sede della Biblioteca comunale “De Nobili” e del Museo provinciale, ornata dai busti di celebri cittadini catanzaresi o legati alla città, è praticamente la “memoria verde” di Catanzaro.

Qualcuno, oggi, in piena vena “borbonica” e meridionale vorrebbe cambiarle nome, per cancellare i Savoia usurpatori. Un altro sussulto patriottico, ma in tal caso anche a Napoli dovrebbero cambiare nome alla pizza Margherita, che si chiama così per lo stesso motivo. Ma ci risulta che a Napoli non abbiano la minima intenzione di farlo. Anche perché cambiare nome ad un giardino pubblico ormai riconosciuto non è facile, ma cambiare nome a una pizza è leggermente complicato anziché no…

In teoria è una “zona naturalistica protetta”; in pratica, invece, villa Margherita è vittima suo malgrado del disinteresse con il quale vengono tenute le strutture pubbliche in questa città, in particolare quelle di proprietà comunale. Aperta a tutte le ore del giorno e della notte, da entrambi gli ingressi, sia quello principale che quello di viale dei Normanni, è esposta alla mercè di ogni potenziale vandalismo, da parte di ragazzi ineducati – per dir poco – e irrispettosi di un qualcosa che è loro come di tutti, e pertanto andrebbe rispettato a maggior ragione.

Senza contare, poi, i guasti prodotti dai vandalismi che quasi mai vengono riparati, le aiuole in cattivo stato e non curate, i bagni spesso inutilizzati e intere aree, come quella del campo di bocce, quella sovrastante e quella dei “cento metri” (rifugio “indiscreto” per gli innamorati di tante generazioni) transennate da anni ed a tempo indeterminato.

Un aspetto più che disadorno, che villa Margherita non merita, anche per le emozioni che suscitò un tempo in poeti e letterati. Per la sua bellezza, colpì anche Giovanni Pascoli, il poeta del “fanciullino”, il quale le dedicò persino dei versi che oggi sono purtroppo sconosciuti ai più, mentre invece andrebbero insegnati e ripassati a memoria, quantomeno nelle scuole della città, dove i bambini sono spesso immemori di tutto ciò che li riguarda, prigionieri spesso delle lagne dei genitori. Versi che recitano così: “…per le aiuole nel maggio magnifico, è tutto un superbo tappeto di fiori tra i più odoranti e tra i più belli, dai più delicati ai più vigorosi, dai più umili ai più alteri…bello questo giardino, nelle placide sere d’estate, quando la luna naviga lieve il firmamento, e, qui intorno al chiosco della musica, è tutto uno sciame di bellezze magnifiche, tutto un caleidoscopio incomparabile di movenze leggiadre…”.

Ma, nonostante villa Margherita sia oggi molto meno popolata di un tempo, rimane sempre amata da chi le ha voluto bene. Chi da bambino non mancava mai la domenica di Carnevale o d’estate con i genitori seduto sulle panchine, è impossibile che non vi resti legato. E negli ultimi anni ci sono state varie manifestazioni che hanno omaggiato Villa Margherita: il 7 maggio 2011 il CuboRock, probabilmente il circuito musicale più innovativo degli anni più recenti in città, concluse la stagione con la band svedese dei Jeniferever proprio in Villa Margherita. Un’idea geniale, copiata poi negli anni a Lamezia Terme, dove si tiene ogni estate, mentre i “nostri” si sono fatti rubare l’idea. Ma questa è un’altra storia. E non si può non citare la rassegna “Ci vediamo da Margherita” che, inaspettatamente, è stata il successo più inatteso del giugno 2014. Di questa rassegna è rimasto impresso l’affollatissimo concerto di Eman, ma sono state significative in particolare le proiezioni di cinema all’aperto. Vedere, per esempio un film come “Midnight in Paris” di Woody Allen sotto il cielo stellato e l’ombra degli alberi mossa dalla brezza estiva è stata pura magia. E non è suggestione, ma realtà, per chiunque stimi un luogo simile.

Che altro dire? Ah, sì: tanti saluti da Margherita. Che merita tutto il nostro affetto.

AURELIO FULCINITI

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