I giallorossi di Calabria fra partenze, equivoci e silenzi.

Arrivi e partenze. Ma fino ad ora solo partenze. O quasi. Il Catanzaro, che aveva iniziato la stagione come una delle pretendenti alla promozione in Serie B oggi viaggia a briglie sciolte, mallando le redini di molti dei suoi calciatori e dandogli il via libera incondizionato per “emigrare” – calcisticamente parlando – laddove ritengano opportuni. È da un mese che sentiamo parlare di problemi di bilancio – o più verosimilmente di scelte future, dal momento che il Catanzaro paga e ottempera puntualmente ai suoi impegni, non ricambiato in questo dall’amministrazione cittadina e dagli sponsor – che impongono una ristrutturazione degli obiettivi e della squadra. Ma nell’ultima settimana abbiamo assistito alle cessioni a ripetizione di Fofana, Morosini, Pacciardi e Vacca. Una perdita importante, quella del regista di centrocampo partenopeo, il quale però con grande correttezza e professionalità ha preannunciato la sua partenza ben prima della partita col Benevento, non nascondendo grande commozione e rammarico nel dover abbandonare suo malgrado la “piazza” che gli ha dato la possibilità di esprimersi come meglio poteva. Un ragazzo di qualità, una persona educata, non apprezzato a Benevento, dove ha giocato in precedenza, ma stimato a Catanzaro che ha definito più volte “casa sua”. Ed è una casa dove sarà sempre bene accetto. Ben altra reazione ha suscitato, invece, la partenza di Stefano Maiorano, soprattutto perché è stata annunciata all’improvviso e nel dopopartita. Ed ha suscitato commenti assai poco benevoli fra molti tifosi. “Mercenario” è stata la parola più “edulcorata”. E a questi commenti si sono associati in tanti. Il calciatore di Battipaglia ha contattato chi lo ha attaccato, non mascondendo un notevole disappunto, dicendo di essere “andato via per motivi esclusivamente familiari” e sottolineando che “in questo mondo non si spende mai una buona parola e sono tutti bravi ad infangare un nome”. Un’indignazione legittima, perché il ragazzo ci è sembrato sincero e non ci sentiamo di mettere dubbi sulla sua buona fede, in questo caso. Ma una domanda sorge spontanea: in una situazione così incandescente e che sta infiammando oltremisura la “piazza” giallorossa, non era opportuno in qualche modo anche anticipare la decisione? Davanti ai “motivi di famiglia” in pochi hanno da ridire, specie se giustificati.

Come in tutte le attività, oggi anche nelle società di calcio è fondamentale la comunicazione. In questo periodo ce n’è poca, in casa giallorossa. Si aspettano notizie chiare, in grado di non generare equivoci in una “piazza” passionale dove c’è bisogno di tutto tranne che di infiammare un pubblico che già – e questo non è sempre un bene – si presenta spesso e volentieri “a combustione rapida”.

AURELIO FULCINITI

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